Rifiuti, la sfida della Regione Campania: «Ecco i sette siti di stoccaggio, dialogo con i sindaci»

Mercoledì 17 Luglio 2019 di Daniela De Crescenzo

Sono previsti almeno sette siti di stoccaggio sparsi per la Campania, oltre all'incremento dello stir di Battipaglia: la realizzazione delle aree è una delle condizioni essenziali per evitare la crisi legata allo stop del termovalorizzatore di Acerra che si fermerà dal 30 agosto al 12 ottobre.

Nel piano preparato dalla Regione per evitare che i rifiuti restino in strada, l'utilizzo delle piazzole si somma all'apertura dei siti di trasferenza comunali per sistemare la spazzatura del giorno ed evitare le lunghe code dei camion davanti agli impianti e al via alle nuove gare per il trasferimento fuori regione della spazzatura. 
 
Al momento nessuna delle condizioni considerate essenziali per evitare difficoltà si è però concretizzata. Anzi, le proteste sono già scoppiate in tutti i Comuni dove è stata avanzata la possibilità di aprire le piazzole. E così ieri dalla Città Metropolitana di Napoli è partita una precisazione: «È in corso in questi giorni un'interlocuzione tecnica con la Regione sulla problematica relativa alla manutenzione straordinaria programmata del Termovalorizzatore di Acerra». Il vice presidente Bonavitacola, sempre nella giornata di ieri, ha inviato una nota agli enti per invitarli a segnalare eventuali nuovi siti di stoccaggio.

Ma già nel piano approntato viene sottolineato che «non si è ancora giunti alla definizione» di alcuna area «da utilizzare per i 35 giorni di chiusura del termovalorizzatore di Acerra». Un piano però c'è ed è stato varato dalla Regione raccogliendo le indicazioni delle società provinciali responsabili dello smaltimento dei rifiuti. Si parte da un dato: nei giorni di fermo della turbina dell'inceneritore, secondo i calcoli di Palazzo Santa Lucia, si accumuleranno 70 mila tonnellate di frazione secca, considerando che per la prima settimana le linee due e tre continueranno a lavorare. Naturalmente durante lo stop dell'inceneritore si produrrà anche la solita quantità di frazione umida e quindi complessivamente ogni giorno bisognerà far sparire 3270 tonnellate.

Alle società costituite dalle Province e dalla Città Metropolitana è stato chiesto di individuare i possibili siti di stoccaggio. Le indicazioni sono poi state raccolte nel piano della Regione che prevede la riapertura di alcune vecchie piazzole già utilizzare per conservare le ecoballe. Ma è questa la scelta contestata dai sindaci: chi ha già patito per le balle si rifiuta di soffrire ancora? Soprattutto perché la grande maggioranza della spazzatura impacchettata resta ancora oggi dove è stata depositata almeno dieci anni fa.

Ma le indicazioni delle società provinciali tengono conto della mancanza di tempo e di denaro: riaprire una piazzola già attrezzata è molto più semplice ed economico che realizzare un nuovo sito.

Quindi per la provincia di Napoli, come è già noto, la Sapna (la società della Città Metropolitana) ipotizza la riapertura del sito di Pantano di Acerra, con due piazzole con capacità di circa 42.000 tonnellate (è stata individuata la piazzola n. 2 per le prime 22 mila). A Cava Giuliani a Giugliano dovrebbe essere riattivata una piazzola per ospitare 23.000 tonnellate, mentre un altro spazio dovrebbe essere reperito a Masseria del Re per 20 mila tonnellate. Inoltre la Sapna per le balle provenienti da Caivano ha avanzato la possibilità di utilizzare la piazzola di Pontericcio sempre a Giugliano: questa è gestita dalla A2A che però non ha richiesto le necessarie autorizzazioni alla Regione ritenendo che la competenza sia della società metropolitana.

Le balle nel Casertano finiranno a San Tammaro dopo il ripristino di una della piazzole della vecchia discarica. Per la Provincia di Salerno previsti due siti, uno a Polla (circa 4000 tonnellata) e uno nello stir di Battipaglia.

Avellino utilizzerà una piazzola dell'impianto di Pianodardine, mentre i Comuni della provincia di Benevento continueranno a conferire presso gli stir delle altre Province. Inoltre nell'impianto di Casalduni (bruciato lo scorso anno) c'è una disponibilità di stoccaggio di 25 mila tonnellate, che potrà essere utilizzata nel caso di una eventuale emergenza, se saranno completati i lavori. In totale, se ognuno facesse la sua parte, rispettando le indicazioni delle società provinciali, sarebbe possibile conservare 60 mila tonnellate di spazzatura, mentre il fabbisogno stimato è di 70 mila tonnellate. Per reperire altri spazi una parte dei rifiuti potrebbe finire nelle fosse dei tritovagliatori, mentre per l'umido si continua a puntare sui trasferimenti fuori regione anche se le gare per appaltare il servizio non decollano.

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 07:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA