Tirrenia verso la chiusura di Napoli e Cagliari, la rivolta dei sindacati: «Lavoratori deportati»

Lunedì 20 Gennaio 2020
«Il progetto di riorganizzazione che la Cin Tirrenia sottoporrà domani alle organizzazioni sindacali prevederebbe la chiusura della sede storica di Napoli. Come già espresso nelle sedi istituzionali, da ultimo nell'incontro col ministro De Micheli del 27 dicembre scorso, ribadiamo tutta la nostra preoccupazione e forte dissenso rispetto a una simile ipotesi che causerebbe il trasferimento verso il Nord di circa 60 lavoratrici e lavoratori, andando a peggiorare ulteriormente la ormai da tempo allarmante condizione sociale ed economica della città di Napoli». È quanto affermano, in una nota, i segretari generali di Cgil Napoli Walter Schiavella e Filt-Cgil Campania Amedeo D'Alessio.

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«Si completerebbe, così, dopo un anno circa - secondo Schiavella e D'Alessio - la deportazione delle lavoratrici e dei lavoratori della Cin Tirrenia che, a condizioni umilianti e del tutto svincolate da effettive esigenze di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, hanno subito una devastazione della loro vita privata e professionale. Occorre ricordare che Cin Tirrenia, sulla base di un contratto di servizio ministeriale, è destinataria di importanti risorse pubbliche per lo svolgimento dei collegamenti per la continuità territoriale marittima con le isole almeno fino a luglio 2020».

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«È assolutamente pretestuosa, pertanto - concludono Schiavella e D'Alessio - questa riorganizzazione, se di riorganizzazione si tratta, che si spiega solo con la precisa volontà dell'azienda di chiudere la sede di Napoli. Sorge, allora, il dubbio che si tratti in realtà di tentativi di licenziamenti mascherati contro i quali questa organizzazione sindacale metterà in campo sin da ora ogni iniziativa volta ad impedire tale ultimo scippo della Cin Tirrenia, che costituisce un ulteriore depauperamento all'occupazione e alla dignità del lavoro qualificato in Campania e a Napoli, a detrimento di un Sud sempre più dimenticato e costretto a privarsi delle proprie risorse migliori da politiche scellerate e discriminatorie». © RIPRODUZIONE RISERVATA