Dalla lavatrici ai container frigo, Whirlpool insiste: «Vendiamo la fabbrica di Napoli a Ferrario»

Giovedì 25 Luglio 2019 di Francesco Pacifico
Whirlpool vuole accelerare sulla vendita e la riconversione dello stabilimento napoletano di via Argine. Entro una settimana vuole rendere noto l'interessamento di Giovanni Battista Ferrario, ex direttore generale di Italcementi pronto a costruire nel capoluogo campano container frigoriferi, dove oggi si realizzano lavatrici di alta gamma, mantenendo quasi completamente l'attuale organico di 412 dipendenti. Infatti, soltanto per qualche decina sarebbero previsti incentivi all'esodo. E la multinazionale avrebbe posto un chiaro aut aut a Luigi Di Maio: o entro sette giorni il ministro del Lavoro convoca un tavolo per esplicitare l'avvio della trattativa oppure sarà il gruppo americano ad andare dai sindacati e fare il nome di Ferrario.
 
Questo il messaggio recapito ieri al ministero dello Sviluppo, dove il ministro Di Maio ha di nuovo convocato le parti, dall'amministratore delegato per le attività in Italia, Luigi La Morgia. Ma Di Maio traccheggia, non si fiderebbe della stabilità di Ferrario. Il manager investirebbe 30 milioni prendendoli dalla maxi liquidazione pagata dalla famiglia Pesenti, mentre altri 20 milioni li metterebbe Whirlpool sia per facilitare la ristrutturazione delle linee aziendali sia per prendere una quota della nuova azienda. Soprattutto dal Mise si fa notare che Ferrario, rispetto ai primi rumors, non avrebbe un munifico socio cinese alle spalle, ma un accordo in via definizione con un'azienda dell'ex Impero celeste che produce container frigoriferi.

Infatti il ministro, per provare a tenere a Napoli la multinazionale e per sparigliare le carte, avrebbe proposto di abbassare il costo del lavoro in una voce importante: la compartecipazione dell'azienda alla solidarietà, che oggi paga nel primo anno il 9 per cento fino a salire al 15. L'obiettivo del governo è di riportare - non soltanto per Whirlpool - questo tetto allo 0,9 per cento, com'era prima del Job Act. Al riguardo Di Maio avrebbe fatto sapere al tavolo che «è inutile fare una guerra tra poveri» e di essere pronto a mettere «sul piatto 17 milioni di euro». Guarda caso non lontani dai 21 milioni che gli americani dicono di perdere nel sito di via Argine.

L'ipotesi era stata rilanciata in mattinata dal premier Giuseppe Conte in un question time alla Camera, spiegando che era stato «deliberato uno strumento normativo per mantenere l'azienda a Napoli e per assicurare i livelli occupazionali». Ma alla Whirlpool sono di diversa idea.

Al tavolo La Morgia ha dato la sua disponibilità a valutare la cosa, ma dal gruppo spiegano che i 17 milioni non sarebbero soltanto per loro e che il provvedimento - ancora in fase di studio e non finanziato - avrebbe valore temporale e non strutturale. Senza contare che per la contribuzione alla solidarietà pagano non più di 4 milioni di euro a fronte di investimenti complessivi in Italia di 250 milioni.

Sempre al vertice di ieri La Morgia ha presentato al ministro e ai sindacati 5 scenari per lo stabilimento di via Argine. Nel primo l'azienda alza la produzione di lavatrici da 300mila a 500mila unità e investe 17 milioni di euro, ma in questo caso la perdita sarebbe comunque intorno ai 21 milioni e gli esuberi 112. Negli altri due Whirlpool porta a Napoli lavorazioni (anche di altri elettrodomestici come i forni a microonde) oggi presenti in altri siti italiani o nel resto del mondo: anche in questi casi si avrebbero scarsi margini e difficilmente una piena occupazione. La quarta ipotesi parla della vendita dell'impianto a un concorrente (si è fatta avanti la It Wash dei napoletani Elia Izzo e Ciro Tarallo che già controlla il marchio Sangiorgio), l'ultima di un nuovo soggetto imprenditoriale e di un nuovo prodotto. Inutile dire che secondo La Morgia è quest'ultima la soluzione più credibile. Ultimo aggiornamento: 11:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA