«Il tempo sospeso di Ischia Ponte» narrato nelle opere grafiche di Pasquale Mazzella

Martedì 10 Dicembre 2019 di Ciro Cenatiempo
Il Castello Aragonese in una visione dall'alto
Ci sono scene di dettaglio di un sagrato, abitato da poche anime, dove il sacro è solo «annunciato» da un lampione ancora spento, e proietta la percezione in una dimensione metafisica, in attesa di una prossima illuminazione, in tutti i sensi. Poi, la visione insolita e aerea del Castello Aragonese, l’insula minor degli antichi abitanti di Aenaria. E, ancora, una serie di secchi vuoti in primo piano, sistemati sotto la fontanina pubblica, preparati per essere - prima o poi - riempiti con la «miracolosa» acqua di Napoli. In questi frammenti c’è la consapevolezza che le atmosfere del borgo di Ischia Ponte sono legate al «tempo sospeso» della memoria collettiva e della storia. È la traccia dei lavori grafici dell’architetto Pasquale Mazzella, in mostra fino al 6 gennaio, dalle ore 17 alle 21, negli spazi del vecchio carcere mandamentale del Molino a Ischia, nell’ambito delle iniziative natalizie promosse dal Comune. In ventisei tavole realizzate di recente (sono in doppio formato: 30x45 e 50x70), attraverso lo sviluppo di disegni a china, pastelli e pennarelli, Mazzella intreccia una narrazione originale e autobiografica tra i luoghi dell’infanzia e dell’età adulta, passando dalle evocazioni di botteghe artigiane, alle icone dei giochi di gruppo; dalla «motocarrozzella» adibita a taxi, al mitico cinema «per tutti» e alla nave di legno, che custodiscono i segreti identitari di una comunità: le mutazioni indotte dal turismo le hanno scalfite ma non contaminate del tutto. Almeno non ancora. Il percorso espositivo si dipana come i fotogrammi di un cortometraggio, impreziositi da un tributo all’espressionismo tedesco e, più in generale, dalla convincente abilità di rielaborare i percorsi dell’arte contemporanea con un guizzo «vintage» appena accennato e seducente. © RIPRODUZIONE RISERVATA