Sicilia nascosta, quei borghi d’incanto nel Golfo di Castellammare | Video e foto

Domenica 14 Dicembre 2014 di Marco Perillo
Sicilia nascosta, quei borghi d’incanto nel Golfo di Castellammare | Video e foto

Forse non molti lo sanno. Ma c’è una Sicilia nascosta, dalle bellezze tutte da scoprire, forse lontana dagli occhi dei più eppure maggiormente incantevole non appena si svela. E’ la Sicilia dei piccoli borghi che sanno di mare e di terra, dei monumenti rivalorizzati dal sapore arabo-normanno, delle meraviglie borboniche tutte da ritrovare. A pochi chilometri da Palermo, viaggiando con l’auto, ci si ritrova in quel sogno che è il territorio di Castellammare del Golfo. Una cittadina che si specchia su un Tirreno più cristallino che mai, a due passi dai “caraibi d’Italia”: San Vito lo Capo e Scopello con la riserva dello Zingaro.

Ed è in quel territorio che dal 2011 opera il G.A.L. Golfo di Castellammare, un esempio straordinario di sviluppo partecipato che coniuga pubblico e privato con l’obiettivo di valorizzare il turismo e il patrimonio rurale, fatto di piccoli gioielli storico-artistici, di natura e di enogastronomia. I G.A.L. sono “Gruppi d’Azione Locale” voluti dall’Unione Europea per lo sviluppo di alcune zone dal punto di vista della sostenibilità e della cultura, a salvaguardia delle bellezze etnoantropologiche e monumentali.

Una sfida finora vinta dai sette comuni che fanno parte del G.A.L. di Castellammare (Alcamo, Balestrate, Borghetto, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto). La “squadra” - presieduta da Pietro Puccio e formata da professionisti come Andrea Ferrarella e Luigi Amato - è la più “giovane” tra quella dei 17 G.A.L. sorti in Sicilia ed è riuscita a spendere finora tutti i 5 milioni di euro previsti dai fondi strutturali della Ue. Tra i progetti finanziati spicca il restauro della “Cuba delle rose” vicino ad Alcamo, tipica casa quadrata araba con tanto di sistema di irrigazione usato dall’antico mondo islamico. La “cuba”, composta di pietre e calce, è la più lampante testimonianza abitativa dell’antico borgo di Calatubo, spopolato in epoca sveva poiché abitato ancora da saraceni. E di epoca federiciana sono i manufatti murari della Madonna del Ponte, a qualche chilometro da Partinico, risalenti al 1200 nel bel mezzo della via consolare romana Valeria e incastonati in una verdeggiante valle di vigneti dove il tempo sembra essersi fermato. Significativi sono stati gli interventi nel santuario della Madonna del Furi e nella cappella di San Cataldo di Alcamo, gioiello gesuitico del ‘700.

Sono proprio i gesuiti e i loro lasciti ad aver funto da trait-d’union del G.A.L. nel loro percorso facilmente seguibile grazie alle diramazioni della panoramicissima autostrada Palermo-Trapani. Come un tempo i gesuiti resero coeso un intero territorio, così oggi grazie all’Europa ci si può rimboccare le maniche per mantenere ben salda l’identità culturale.

L’apicoltura e la piscicoltura sono altri principali obiettivi del G.A.L., come sinonimo di sviluppo e crescita. E non a caso, a chiudere il cerchio, ci pensa una fitta rete di bed & breakfast disseminata lungo gli itinerari rurali. Rotte che si trovano immerse in mezzo a più suggestivi luoghi della storia, come testimoniano i vicini tempio e anfiteatro di Segesta (IV secolo a. C.) e la restaurata cantina borbonica di Partinico, che nel ‘700 per volere di re Ferdinando valorizzò le produzioni vitivinicole locali. Oggi questa meraviglia di archi e pietre, che funse da stalla nel dopoguerra, lascia i visitatori a bocca aperta e funge da teatro per i pupi siciliani grazie alla tradizione di maestri pupari del calibro di Nino Canino e Vincenzo Grifo.

Il viaggio - tre giorni sono l’ideale per visitare queste bellezze - si può concludere nella vicina Palermo, dove da non perdere sono la cappella Palatina, il duomo di Monreale, la Cattedrale e il Teatro Massimo. Oltre che una miriade di bontà locali, che vanno dal pane cunzato alla caponata, dallo “sfincione” (simile alla pizza) alle mitiche panelle, concludendo col trionfo del palato attraverso il tripudio della ricotta dolce: cassatelle e cannoli. Per ulteriori informazioni: www.galgolfodicastellammare.it

Ultimo aggiornamento: 16:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA