Comune di Napoli, la lista degli immobili in vendita: ​tra i “gioielli” c'è anche lo stadio Maradona

Lunedì 27 Dicembre 2021 di Luigi Roano
Comune di Napoli, la lista degli immobili in vendita: tra i “gioielli” c'è anche lo stadio Maradona

Lo stadio Maradona - già San Paolo - con tanti altri impianti sportivi, il palazzo del Consiglio comunale di via Verdi, villa Cava a Marechiaro e altri 3997 cespiti. Eccola la lista spedita dal Comune a Invimit - la società del Mef che si occupa di investimenti immobiliari - nella sostanza valorizzazione e dismissione laddove è possibile. Ben 4000 cespiti dai quali Invimit estrarrà quelli che ritiene più appetibili sul mercato italiano e soprattutto internazionale. Napoli è molto attrattiva per il turismo e nella lista ci sono molti immobili di un certo valore storico pronti per essere trasformati in residenze per turisti. Ci potrebbe essere interesse dei grandi gruppi stranieri. La città è appetita dalle grandi Fondazioni straniere che dalle nostre arti installerebbero volentieri una loro base. Si parla di fondazioni per le arti e anche in altri settori. La lista è stata chiesta dall’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta che ha la delega alla NapoliServizi la società del Comune che si occupa di patrimonio. Guidato dall’ex assessore al Bilancio Salvatore Palma e dal manager Ciro Turiello. E la lista è arrivata a tempo di record a Palazzo San Giacomo. Un lavoro - fanno sapere dagli uffici dell’Azienda del Centro direzionale - che già da qualche anno viene fatto di default. Così come un censimento completo del patrimonio del Comune che ha chiesto sempre l’assessore. Definito appena una settimana fa quindi è il più recente che servirà all’Ente anche per abbattere l’annoso problema dei fitti passivi. 

Sono ben 65mila 452 i cespiti di proprietà del Comune e non si tratta solo di case. Il problema di dare un valore al patrimonio sono le sue 42 tipologie di immobili: una enormità. Le abitazioni di qualsiasi tipo sono 29.833. Mentre sono ben 22.019 le pertinenze delle abitazioni. Tra i cespiti del Comune ci sono la bellezza di 104 tra chiese e cappelle, 11 caserme, 51 tra presidi ospedalieri e ospedali, 512 scuole. Tra i beni non ad uso abitativo ci sono 255 ricoveri anti aereo dell’ultima guerra mondiale, 3251 negozi e 2982 depositi e magazzini. Novantadue tra circoli, associazioni e centri culturali e anche 43 fontane. L’elenco è lunghissimo e rende bene l’idea dello sterminato patrimonio del Comune. Eppure in oltre un quarto di secolo non si è riusciti a vendere nemmeno un decimo di questo tesoro. Perché questo paradosso? Il patrimonio è disomogeneo è dislocato in maniera disordinato e tutto questo rende la gestione complessa, così come la riscossione dei fitti, soprattutto le morosità. Così Baretta ha inquadrato il problema a Il Mattino: «Io penso sia stato fatto un errore contabile, ovvero caricare il valore di una possibile alienazione, per fare una sorta di “maquillage” del bilancio oltre il possibile, e che quindi poi il risultato sia stato deludente. Non è sufficiente parlare di alienazione ma è molto importante parlare di valorizzazione del patrimonio. La prima cosa che bisogna fare è quella di completare il censimento del patrimonio, che a Napoli è ingente, ed è suddiviso in tre tipologie: una parte molto degradata, una parte abitativa che è in parte degradata e in parte no, e una parte di grande valore storico. Sicuramente bisogna avere una strategia per ogni tipologia ed effettuare interventi mirati. È certo che dobbiamo farci aiutare, abbiamo aperto un confronto con Cassa depositi e prestiti e Invimit». 

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A Invimit sono stati girati anche i cespiti che nel 2018 sono stati messi all’asta dal Comune ma che nessuno ha comprato malgrado una accordo con i notai e la borsa immobiliare. Gli immobili messi all’asta sono il complesso Monachelle a Pozzuoli, per cui il Comune ha ottenuto l’autorizzazione alla vendita dalla Soprintendenza regionale, l’ex colonia giovanile Montagnelle a Torre del Greco, l’edificio ex Fimoper a Napoli, l’ex Villa Cava a Marechiaro (che ha un valore d’asta stimato in un milione e 155mila euro), gli ex uffici comunali di via Rosaroll, ex ritiro Santa Maria ad Agnone, 3 appartamenti a Palazzo Cavalcanti, in via Toledo (da 320, 151 e 145 metri quadrati, stimati rispettivamente 2,2 mila euro al metro quadrato il primo e 2,2 mila euro gli altri due), gli ex magazzini comunali in via Argine, il parco Cisternina a Saviano, l’ex asilo nido e scuola materna a Ponticelli, il magazzino oggetti smarriti del Comune, gli ex uffici comunali di via Nicola Galdo e l’ex stazione elettrica alla Scala di Montesanto. È sempre l’assessore a spiegare cosa serve per uscire dall’immobilismo: «Bisogna affrontare il tema dei fitti passivi. Il Comune ha molti immobili occupati dalle sue strutture dove paga un affitto, ne ha altri propri che non sono valorizzati, ci vuole un piano. Il palazzo storico invece va valorizzato, stiamo identificando un elenco di beni che Invimit potrebbe rilevare e per i quali ci dà immediatamente un tornaconto economico e una condivisione in quote a prezzo di mercato. Questi immobili vengono messi sul mercato ma non necessariamente per essere venduti». Insomma, la valorizzazione è un aspetto che interessa molto il Comune per non depauperare il suo patrimonio.
 

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA