Covid, il mistero degli asintomatici: sembrano i meno contagiosi ma diffondono il virus

Martedì 27 Ottobre 2020 di Marco Esposito

Sono tanti. E su di loro circola una leggenda pericolosa: che non sono contagiosi. E invece loro - gli asintomatici - il coronavirus lo possono trasmettere e anzi, complice proprio l’assenza di sintomi, sono i migliori alleati involontari del Covid-19. 

Chi sono?
Gli asintomatici sono di tre tipi: asintomatici in senso proprio, pre-sintomatici e sospetti-asintomatici. Gli asintomatici-puri sono persone che hanno certamente contratto il Covid perché positive al test ma non avvertono nessun sintomo e non ne avvertiranno per tutto il decorso della malattia. I pre-sintomatici sono persone infette che non hanno ancora sviluppato sintomi ma che lo faranno. Infine, con la sanità che sta andando in tilt, sta nascendo un terzo tipo di asintomatico: chi è stato a contatto con un soggetto positivo ma ancora non ha effettuato il tampone per i ritardi del sistema di tracciamento e quindi può essere definito un sospetto-asintomatico.

 

Quanti sono?
Secondo il più recente report dell’Istituto superiore sanità (Iss), il 44% di chi contrae il virus guarisce nel giro di 10-14 giorni senza avvertire alcun sintomo (mentre un altro 17% riscontra sintomi lievi ed è chiamato paucisintomatico). In Campania nei resoconti quotidiani quasi tutti i casi positivi al test sono definiti «asintomatici»: nel bollettino di ieri ben 1.832 asintomatici su 1.981 cioè il 92,5% ma è un dato che inganna. In realtà quasi metà di quei soggetti apparentemente asintomatici sono, in base alla definizione dell’Organizzazione mondiale sanità (Oms), pre-sintomatici perché nel giro di una settimana avvertiranno nel corpo i segni della malattia, anche se spesso in modo non grave.

Sono contagiosi?
Sì. Gli asintomatici possono infettare, eccome. Tuttavia ancora oggi è in rete sul sito dell’Iss un glossario con data 26 agosto nel quale si legge: «La presenza di pazienti asintomatici e la possibilità che essi possano trasmettere la malattia sembra possibile anche nel caso del Sars-CoV-2, tuttavia, secondo l’Oms, la maggior parte dei casi di trasmissione avviene attraverso le persone sintomatiche». Una frase che in rete si è trasformata nella fake «l’Oms dice che gli asintomatici non sono contagiosi», fake che ha costretto l’Organizzazione mondiale della sanità a una precisazione. Il massimo grado di contagiosità, spiega l’Oms, si ha due giorni prima dello sviluppo dei sintomi, quindi i soggetti più pericolosi sono i pre-sintomatici. Chi invece non svilupperà mai i sintomi è probabilmente poco contagioso, tuttavia visto che nessuno sa se un asintomatico resterà tale o se manifesterà i sintomi occorre la massima prudenza nell’isolare gli asintomatici e i sospetti-asintomatici, proprio perché potrebbero essere pre-sintomatici.

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Asintomatico, che fare?
Distinguiamo i tre casi. L’asintomatico puro è una persona che ha contratto il Covid-19 ed è risultato positivo a un tampone. Deve essere cosciente che è una persona contagiosa, anche se in modo blando se i sintomi non si manifesteranno (ma lui questo non può saperlo, per cui occorre prudenza). Non ha bisogno di alcuna cura, ma l’asintomatico deve vivere isolato dai familiari per almeno dieci giorni, al termine dei quali dovrà effettuare un secondo tampone, che probabilmente risulterà negativo certificando l’avvenuta guarigione.

E se è pre-sintomatico?
Chi risulta positivo al tampone ma in quel momento non ha sintomi deve cercare di ricostruire il giorno del possibile contagio, il c-day. Quanto più il c-day è vicino, tanto più è probabile che i sintomi non si siano ancora manifestati e siano in arrivo. In tale caso l’asintomatico è in realtà un pre-sintomatico e pertanto come avverte l’Organizzazione mondiale della sanità è estremamente contagioso e deve quindi utilizzare in modo rigoroso tutte le tecniche per isolarsi dagli altri, rispettando un’assoluta igiene. 

Sospetto-asintomatico? 
Il soggetto non ha sintomi ma non sa se ciò è dovuto alla sua particolare resistenza al coronavirus oppure al fatto che, semplicemente, non si è ammalato pur entrando a contatto stretto con una persona positiva, per esempio un familiare. In attesa del tampone, il sospetto-asintomatico deve ugualmente isolarsi per almeno dieci giorni e poi richiedere alla Regione di essere sottoposto a un unico tampone che ne dichiari la negatività. Alcune Regioni, proprio per la difficoltà di inseguire tutti i contatti dei soggetti positivi, puntano verso la soluzione di trascurare i sospetto-asintomatici, in modo da fare un solo tampone dopo dieci giorni e non il doppio tampone (positivo-negativo). Tuttavia tale strada è estremamente pericolosa perché una persona che risulta positiva al test è istintivamente portata ad assumere comportamenti improntati alla massima prudenza, soprattutto nei confronti dei propri contatti stretti. Mentre chi è stato a contatto con una persona malata di Covid ma non sa se si è contagiato tenderà a seguire stili di vita meno rigorosi. Mettendo a rischio tutti.
 

Ultimo aggiornamento: 16:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA