Da quando siamo uno Stato federale?

Sabato 24 Ottobre 2020 di Bruno Vespa

Operare l’Italia del Covid in laparoscopia con l’anestesia ridotta al minimo indispensabile o aprire il corpo del paziente e prevedere una lunga convalescenza? 
Oggi probabilmente verrà superata la soglia psicologica dei ventimila casi giornalieri (circa 17mila se togliamo i tamponi ripetuti più volte alla stessa persona). La situazione è seria, ma non paragonabile con quella di marzo.

In Lombardia i ricoverati in terapia intensiva erano 1600 a marzo e 1400 ad aprile. Ieri erano 184 su 990 posti disponibili. La Campania, di cui ieri il governatore De Luca ha chiesto la chiusura totale, ha 98 ricoverati in terapia intensiva su 527 posti disponibili. Nel Lazio, terza regione critica, 135 su 747 posti.

In tutta Italia i ricoverati in questi reparti sono 1049. Il 4 maggio, giorno della riapertura dopo due mesi di lockdown, erano 1487. E’ vero che allora i numeri erano in discesa e oggi sono in salita, ma bisogna ragionare con calma. Il 95 per cento delle persone che si presentano al pronto soccorso potrebbero essere curate a casa. Vanno lì perché a molti medici di base basta la febbre a 38 per spedirceli. Questo non può accadere. L’83 per cento delle persone che muoiono avevano tra le due e le tre patologie gravi (cardiopatie, tumore, diabete, obesità importante). Sono queste le persone di cui prendersi la massima cura. Occorre intervenire chirurgicamente su assembramenti e movide. Migliorare i trasporti. Ma prima di parlare di chiusure generalizzate, occorre fare attenzione ai costi che questo comporterebbe. Abbiamo i soldi per ripagare tutti? Già adesso, senza le chiusure, è scontato l’aggravarsi della crisi socioeconomica all’inizio dell’anno prossimo. Quale rivolta sociale dovremmo attenderci dove si chiudesse tutto tranne l’ “indispensabile”? 

La vera scoperta di questi mesi è che a 50 anni dalla istituzione delle regioni, stiamo scoprendo all’improvviso di essere uno stato federale che fa impallidire i land tedeschi, più autonomi delle regioni italiane, ma nell’era Covid controllati con mano ferma dalla Merkel. L’agitarsi scomposto di questo e di quello crea un panico difficile da gestire. Ma per capire come funziona questa autonomia chiedete al commissario Arcuri i tempi proposti dalle regioni a luglio per mettere in funzione i nuovi apparecchi da terapia intensiva. La media è stata 27 mesi. Tre regioni del centrosud hanno chiesto sei mesi. Una 87 mesi. Poi è cambiata la procedura e Arcuri ha assicurato che in poco tempo i posti in terapia intensiva saliranno dai 6832 attuali a 9588…
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA