Debito pubblico, è svolta al Senato: arriva il primo ok al SalvaNapoli

Mercoledì 8 Dicembre 2021 di Luigi Roano
Debito pubblico, è svolta al Senato: arriva il primo ok al SalvaNapoli

Lo ha detto a Il Mattino 24 ore fa l’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta che questo «fine settimana sarebbe stato caldo» sul fronte della soluzione per il debito e il disavanzo del Comune - che ammonta complessivamente a 5 miliardi - e la situazione è esattamente quella descritta dall’ex sottosegretario al Mef. Perché, nella tardissima serata di martedì, i due emendamenti presentati alla Commissione bilancio del Senato targati Pd e M5S - tra i firmatari i due senatori napoletani Valeria Valente in quota dem e Vincenzo Presutto per i pentastellati - sono stati ammessi alla discussione. E non è un risultato di poco conto. Gli emendamenti alla legge di bilancio del Governo guidato da Mario Draghi erano oltre 6000, ne sono rimasti 731 - i cosiddetti “segnalati” e tra questi i due che puntano alla salvezza di Napoli. Un segnale di forte attenzione politica verso Napoli non solo di chi ha presentato gli emendamenti ma anche del Governo. 

Cosa cambierebbe per Palazzo San Giacomo nel caso passasse uno dei due emendamenti? Se passasse quello del Pd le quote di ammortamento del debito passerebbero in capo allo Stato a partire dal primo gennaio del 2022. Nella sostanza l’esposizione del Comune verso le banche e in particolare con CdP inclusivo delle partecipate ammonta a 2,5 miliardi che costituiscono la metà del debito. 

Cosa accade invece se dovesse passare quello firmato dal M5S con Presutto? Lo stesso senatore lo sintetizza così: «Ci sarebbe il commissariamento del debito del Comune e delle perdite delle aziende partecipate. Verrebbe creata una struttura commissariale sul modello di Roma a partire dal primo gennaio. Inoltre ci sarebbe delle norme nuove sulla contabilità come quella di poter varare il bilancio di previsione dopo il termine di legge per rifare i calcoli. Con il commissariamento ci sarebbe una doppia contabilità: una in capo al commissario che sarebbe quella del debito che usufruirebbe di 200 milioni l’anno per sanarlo. L’altra contabilità sarebbe quella ordinaria, ovvero scremata da debito, in capo al Comune che così potrebbe ripartire. Inoltre il Comune non potrebbe fallire nel corso del commissariamento che dura 10 anni». 

Presutto poi conclude: «Il Comune deve ritrovare una condizione di equilibrio finanziario sostenibile nel tempo, ed uscire definitivamente da una esposizione debitoria e deficitaria che fino ad ora ha danneggiato solamente i cittadini impattando negativamente sulla loro qualità di vita. Con questi due provvedimenti, per ora segnalati, si crea una soluzione di sistema funzionale che mette il Comune nelle condizioni di poter riprendere una gestione da garantire ai napoletani i servizi e predisporsi ad utilizzare al meglio gli investimenti previsti dal Pnrr».

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Nulla - sia ben chiaro - è ancora certo, ma il segnale politico che arriva dal Parlamento - e dallo stesso esecutivo - è abbastanza chiaro. La terza città d’Italia va aiutata, magari assieme e ad altri capoluoghi di Città metropolitana che - come anticipato da Il Mattino - sono l’escamotage politico per fare in modo che da un lato Napoli venga aiutata e dall’altro anche altre grosse piazze come Torino e Regio Calabria non saranno lasciate sole. Nella sostanza non ci sarà una norma ad hoc - o a oggi non risulta ancora - per Napoli, ma un meccanismo normativo e finanziario che aiuta gli enti in forte difficoltà finanziaria e che abbiano un debito a nove zero. Giova sottolineare ancora che è significativo che i due emendamento abbiamo superato la scrematura perchè è il segno tangibile del pressing che c’è sul governo delle forze politiche del “Patto per Napoli” e non solo.  

Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 15:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA