Napoli, una reazione in stile Gattuso

Lunedì 30 Novembre 2020 di Francesco De Luca

La magia di una notte, di un gol su punizione, di una maglia numero 10 che quel caro amico di Napoli non indossa più. Insigne ha fatto l’omaggio più bello a Maradona, segnando su calcio piazzato e poi correndo verso la panchina per baciare la divisa con i colori della Seleccion argentina che Diego trentaquattro anni fa portò in cima al mondo. Lorenzo è un calciatore di questo mondo, non è come Lui.

È nato nel ‘91, tre mesi dopo la fuga di Maradona da Napoli. Ne ha letto la storia e un giorno vorrebbe dedicargli non solo un gol ma anche uno scudetto. Intanto, fa il capitano di una squadra scossa dalla morte del più grande calciatore di ogni epoca, un figlio di questa città, e l’ha guidata a una strepitosa vittoria contro la Roma, affrontata dagli azzurri con un atteggiamento tattico accorto e tuttavia efficace sul piano offensivo, come confermano i 4 gol.

Squalificato Bakayoko, Gattuso ha inserito Demme che si è piazzato davanti alla difesa - lucidissimi Koulibaly e l’ex Manolas, che evidentemente conosce tutti i segreti di Dzeko - e alle spalle del tridente d’attacco ha piazzato Fabian e Zielinski: lo spagnolo e il polacco si sono lanciati a meraviglia negli spazi concessi dagli avversari. Si è notata una maggiore copertura, peraltro rispetto alla precedente partita col Milan - un passo falso che aveva fatto salire la tensione nello spogliatoio, con l’attacco di Rino alla squadra - vi sono state una migliore circolazione di palla e una superiore intensità. Netto il progresso di Lozano, efficace nella trequarti giallorossa e nei ripiegamenti difensivi. La rete di Insigne su punizione - lento di riflessi il portiere stabiese Mirante - ha interrotto una prolungata fase di studio tra le due squadre, con la Roma incapace di attivare Dzeko, tornato in campo dal 1’ dopo il Coronavirus, e Mikhitaryan. Il Napoli ha alzato il ritmo, con Mertens che ha impegnato due volte in pochi minuti Mirante, proprio mentre Fonseca perdeva pezzi: infortuni per Mancini e Veretout. 

Nella ripresa gli azzurri non hanno subito la pressione avversaria. Il timido tentativo di rialzare la testa, senza mai impensierire Meret, è stato spento dal raddoppio di Fabian, un rasoterra che ha sorpreso Mirante su assist di Insigne - ancora lui - a sua volta attivato da un tocco di classe di Mario Rui. Il ragazzo spagnolo, che può diventare uno dei migliori centrocampisti offensivi d’Europa avendo maggiore continuità, ha urlato il nome di Diego e la nostalgia è stata ancora più forte in questo stadio vuoto ripensando a quei cori, a quei gol, a quei novantamila sugli spalti. La Roma nel finale è crollata, subendo altri due gol. Il terzo firmato da Mertens, tornato al centro dell’attacco dopo l’infortunio di Osimhen, che potrà riprendersi dall’infortunio alla spalla con calma perché la squadra funziona comunque. E infine il quarto, con una prodezza di Politano, abile a dribblare tre avversari, Mirante compreso: un gol d’autore che ne ha ricordato alcuni dei Suoi.

La bella vittoria sui giallorossi, imbattuti in campionato dalla partita persa a Napoli il 5 luglio, è una iniezione di fiducia per gli azzurri che hanno agganciato Roma e Juve nella classifica dominata dal Milan anche in assenza di Ibrahimovic, laddove la Juve senza CR7 sembra non riuscire a fare un passo. E giovedì, nella partita con l’Az Alkmaar in Olanda, il Napoli potrebbe centrare il primo obiettivo stagionale, qualificandosi alla seconda fase dell’Europa League. Quanto accaduto nei giorni scorsi, con il chiarimento tra Gattuso e la squadra, ha avuto l’effetto sperato dal tecnico: una reazione vera, alla Ringhio. Il gruppo non è sfaldato come quello che Ancelotti fu costretto a lasciare un anno fa. Dirsi tutto per migliorarsi, non per fare sterili polemiche o alzare muri, aiuta.

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