GIORGIA MELONI

Gelmini, Meloni, Carfagna: il futuro del centrodestra ora è in mano alle donne

La leader di Fdi punta alla premiership sfrattando Salvini

Lunedì 16 Maggio 2022 di Alberto Gentili
Gelmini, Meloni, Carfagna: il futuro del centrodestra ora è in mano alle donne

ROMA Non c'è solo Licia Ronzulli. Il «soldato nella mani di Berlusconi», come è corsa a definirsi la nuova commissaria della Lombardia. Nel centrodestra le figure di vertice sono sempre più al femminile. Passo dopo passo, anno dopo anno, le donne hanno espugnato i piani alti della coalizione.
Il caso più eclatante è quello di Giorgia Meloni. Balzata agli onori delle cronache politiche a soli 31 anni come ministra della Gioventù del quarto governo di Silvio Berlusconi nel 2008, quattro anni dopo era già alla guida di un partito a sua immagine e somiglianza: Fratelli d'Italia.

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E il 29 aprile scorso, con i sondaggi che indicano da tempo FdI come primo partito surclassando la Lega di Matteo Salvini (lasciato fuori dalla porta della convention di Milano), Meloni si è candidata senza troppi giri di parole a palazzo Chigi se, come spera, FdI resterà ancora primo e il centrodestra rimarrà compatto vincendo le elezioni nella prossima primavera: «Questo è il tempo delle donne. Gonfiate le vele, ora siamo pronti a salpare per un lungo viaggio che porterà i conservatori al governo. Spero di farlo con il centrodestra, ma lo faremo comunque...». Della serie: o governeremo tutti insieme o sono pronta a fare da sola. «Non sono figlia di un Dio minore», ha tuonato. Tosta, ambiziosa e battagliera. E per di più mamma.
Per fermare Giorgia, Salvini e Berlusconi stanno brigando per dare vita alla fusione di Lega e Forza Italia: «Solo così, costruendo il primo partito del centrodestra - ragionano i due - riusciremo a impedire a Meloni di sbarcare a palazzo Chigi». Peccato che un istante dopo molti forzisti prenderebbero e sbatterebbero la porta per non morire...salviniani.

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LE ALTRE
La scalata al femminile non è fenomeno limitato a FdI. Se la Lega fatica a colorarsi di rosa (Salvini ha incoronato solo una ministra: Erika Stefani, vicina al moderato Giancarlo Giorgetti), in Forza Italia le donne sono in molte posizioni di comando. Non con ruoli decorativi, come accadeva un tempo. In prima linea sono Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna che incarnano (con la sponda di Renato Brunetta) l'ala governista di FI. Quando Salvini, con il silenzio-assenso di Berlusconi, ha provato qualche tempo fa a terremotare il governo di Mario Draghi, le due ministre hanno tirato fuori le unghie. E hanno contribuito a portare l'esecutivo di unità nazionale in salvo, mettendo la sordina alle posizioni più filo-leghiste del partito azzurro.
Insomma, Gelmini e Carfagna hanno imparato a farsi valere. Maria Stella, un passato all'Istruzione dal 2008 al 2011, è ministro agli Affari regionali e capo della delegazione forzista al governo. E' lei che rappresenta FI nei vertici con Draghi. In più, durante la fase più acuta della pandemia, è riuscita a mediare tra il rigore di Roberto Speranza (Salute) e gli appelli laisser-faire dei presidenti delle Regioni, declinando le regole anti-Covid tra Green pass e campagna vaccinale.
Certo, incarnare l'ala governista e moderata non è impresa facile. Così accade che Gelmini sia costretta a ingoiare rospi più indigesti di altri, come la sostituzione del suo amico Massimiliano Salini con Ronzulli, la fedelissima di Berlusconi: l'unica ad avere trasformato Arcore come la sua seconda casa. Un po' come la capogruppo in Senato Anna Maria Bernini che, nata in An, è elemento di cerniera tra forzisti e leghisti. Leale, ma anche autonoma dal Cavaliere.

 

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Tosta è anche Carfagna, la ministra del Sud. Lasciato alle spalle il sogno di fare la ballerina, archiviata la fase di show-girl tv (con Frizzi e Magalli), è la madre della legge contro lo stalking. E venerdì e sabato scorsi ha fatto sfilare mezzo governo a Sorrento per la sua iniziativa Verso Sud. Molti guardano a Mara come la potenziale leader del centro moderato se, com'è probabile, Lega e FI convoleranno a nozze nel tentativo di fermare Meloni sulla strada di palazzo Chigi.
 

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