La ministra Dadone: «Nuovi concorsi per portare nella Pa i talenti del Sud»

Giovedì 30 Luglio 2020

Ministra Fabiana Dadone, la riforma della pubblica amministrazione è una delle richieste dell’Europa per erogare i soldi del Recovery fund. Che proposte ha portato al tavolo del Comitato interministeriale?
«C’è la consapevolezza non solo mia, ma di tutto il governo, che la Pubblica amministrazione dovrà essere il traino per il rilancio del Paese. Il principale progetto è l’innovazione amministrativa e organizzativa».

Recovery Fund, mossa dei governatori del Mezzogiorno: battaglia decisiva, adesso un fronte comune
Castelli: «Con il Recovery Fund dobbiamo far correre l'Italia ad un'unica velocità.
Istruzione, quel tesoretto da tre miliardi l'anno che il Nord sottrae al Sud

È un tema molto ampio, che significa esattamente?
«Andrà specificato in progetti operativi, quello che ho in mente è una riorganizzazione del lavoro, sul fronte dello smart working, delle nuove modalità di organizzazione, del coworking, dell’efficientamento e della razionalizzazione delle sedi. Tutto questo a cascata si ricollega all’innovazione tecnologica di tutta la Pa».

Che in effetti nelle classifiche internazionali non brilla?
«Sì. Per questo abbiamo progetti di digitalizzazione, di formazione permanente del personale per acquisire le competenze necessarie, senza tralasciare l’interconnessione delle banche dati pubbliche per rendere efficienti tutti i processi. È uno dei punti cardine della sburocratizzazione, oltre che un progetto prioritario per il Recovery». 

Nel governo pare ci sia una corsa ad accaparrarsi una quota dei 209 miliardi che l’Europa ha destinato all’Italia. Quanti ne vorrebbe destinati alla funzione pubblica?
«Al momento le cifre non sono la mia preoccupazione. Preferisco strutturare bene i progetti per superare la selezione interna per ottenere i fondi, in modo da poter scalare quelle classifiche di cui lei parlava». 

Tra qualche giorno i dipendenti pubblici messi in smart working dovranno, almeno in parte, rientrare in ufficio. È stata una vacanza, come qualcuno ha detto?
«I dipendenti hanno già iniziato a rientrare. E non è stata una vacanza. Lo chieda a chi lavora all’Inps o a quelli all’Agenzia delle Entrate. L’esperienza è stata positiva. La sfida era veramente difficile, i dipendenti sono stati messi a casa dalla sera alla mattina. Ma perché lo Stato non arretrasse, abbiamo chiesto uno sforzo a tutti. Possiamo dire che in linea di massima disfunzioni di servizi non ce ne sono state. Ora si tratta di far rientrare in sicurezza i lavoratori. Abbiamo appena pubblicato una circolare a tal proposito e firmato un protocollo con i sindacati. Abbiamo acquisito un patrimonio che ora non va disperso». 

In che modo?
«Abbiamo disposto una norma che prevede che, da qui a fine anno, una certa percentuale di lavoratori rimarrà in smart working. Dal prossimo anno ci saranno i Pola, i piani organizzativi del lavoro agile, uno strumento flessibile in grado di adeguarsi alle esigenze delle varie amministrazioni. Almeno il 60% dei lavoratori che svolgono attività eseguibili in modalità agile dovranno svolgerle in questo modo. L’ottica non dovrà più essere solo la presenza fisica, ma il risultato». 

Nel Mezzogiorno c’è una cronica carenza di infrastrutture e di dotazioni anche nella Pubblica amministrazione, che rende inferiori i livelli di produttività dei dipendenti pubblici meridionali. Il Covid ha allargato questa forbice?
«Non ho rilevato differenze nei servizi prestati in lavoro agile tra il Sud e il Nord del Paese. Semmai il divario c’è stato più tra le aree interne e quelle centrali, le città. Dal Sud è arrivata una risposta positiva. Le carenze strutturali vanno comunque colmate». 

Da anni il Sud fornisce capitale umano, quello più formato, i laureati, alle imprese del Nord. La Pa può fare qualcosa per invertire questa tendenza?
«Vorrei che i tantissimi talenti che abbiamo nel Sud Italia non si sentano obbligati a dover abbandonare la terra nella quale sono cresciuti. I nuovi concorsi, da questo punto di vista, saranno una grande opportunità».

Un’opportunità?
«Sì, vorrei che i giovani del Mezzogiorno più talentuosi vedessero la pubblica amministrazione come la prima scelta».

Come si fa?
«Innanzitutto, come stiamo facendo, cambiando i concorsi. Non più fatti solo su basi nozionistiche, ma introducendo anche soft skills, capacità di lavorare in gruppo, per obiettivi. E poi assumendo più ingegneri, informatici, architetti, progettisti e tutte quelle professionalità più formate che oggi mancano alla pubblica amministrazione e che sono necessarie a renderla efficiente».

Senta, uno degli effetti che o smart working ha avuto su una città come Roma, che vive dell’attività dei ministeri, è stata una sorta di desertificazione di interi quartieri con una crisi fortissima del commercio. Come avete intenzione di affrontare questi effetti collaterali?
«Lo smart working non significa svuotare gli uffici come è avvenuto durante la fase emergenziale. Lo smart working a regime non implicherà uffici chiusi, ma solo una modalità più flessibile di svolgere la propria prestazione lavorativa in un’ottica di risultato». 

È oltre un anno che gli statali attendono le norme attuative per ottenere l’anticipo bancario del Tfs, la liquidazione che lo Stato paga con due anni di ritardo. Quando sarà possibile per chi è andato in pensione ottenere i soldi?
«Quando sono arrivata il dossier era completamente fermo. Purtroppo ci sono una serie di passaggi che richiedono un ping pong tra ministeri e autorità come la privacy. Ho chiesto in consiglio dei ministri di rivedere questi meccanismi che allungano a dismisura i tempi».

Ma da quando sarà possibile ottenere l’anticipo, soprattutto per chi è andato in pensione con Quota 100 e rischia di dover attendere anche 7 anni per la liquidazione?
«Siamo al passaggio finale. La prossima settimana contiamo di avere la firma dei tre ministeri coinvolti. Entro l’estate contiamo di rendere possibile l’anticipo del Tfs». 

Ultima domanda. Il rinnovo del contratto. Lei ha detto che arriverà entro la fine del 2021. Il governo ha stanziato 3,7 miliardi. Per i sindacati sono pochi, farete di più?
«I 3,4 miliardi erano una cifra ragguardevole quando li abbiamo stanziati con la manovra, lo sono a maggior ragione oggi dopo l’emergenza del Covid. Conto comunque di far partire i tavoli nelle prossime settimane». 
 

Ultimo aggiornamento: 19:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA