Diabolik, favori ai detenuti: tra 9 indagati la sorella di Piscitelli, impiegata del ministero di Giustizia

Giovedì 17 Settembre 2020 di Michela Allegri
Favori ai detenuti, 9 indagati: c’è anche la sorella di Diabolik, impiegata del ministero di Giustizia

L’indagine è partita dal carcere di Rebibbia, dove un gruppo di secondini - secondo gli inquirenti - avrebbe agevolato alcuni detenuti. Ma gli accertamenti della procura della Capitale nel giro di un anno sono arrivati fino agli uffici del ministero della Giustizia, dove due giorni fa si è svolta una perquisizione. Sotto inchiesta c’è anche Angela Piscitelli, sorella di Fabrizio, il Diabolik capo ultrà della Lazio ucciso con un colpo di pistola al parco degli Acquedotti nell’agosto dello scorso anno, coinvolto in una maxi-inchiesta per narcotraffico e che, secondo chi indaga, era diventato uno dei re della droga di Roma. Due giorni fa l’ufficio della donna, che lavora proprio nel ministero di via Arenula, è stato perquisito dai finanzieri del nucleo di polizia giudiziaria di piazzale Clodio, su richiesta del pubblico ministero Carlo Villani.

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Gli indagati sono in tutto nove e le accuse, a seconda delle posizioni, vanno dalla corruzione - per favori e agevolazioni ai reclusi -, fino alla truffa e al possesso di stupefacenti. La Piscitelli sarebbe coinvolta in uno scambio irregolare di informazioni riservate. È finito invece in manette, arrestato in flagranza di reato, l’agente della penitenziaria Antonio Pappone: durante una perquisizione a casa sua, avvenuta sempre due giorni fa, gli inquirenti hanno trovato alcune dosi di hashish e di marijuana. Il poliziotto è stato quindi ammanettato e adesso dovrà giustificare il possesso di stupefacenti davanti al giudice, nel corso dell’udienza di convalida che si dovrebbe tenere nelle prossime ore.

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Tra gli indagati c’è anche un medico che, secondo l’accusa, avrebbe redatto una serie di certificati di malattia sospetti, probabilmente falsi, consentendo ad alcuni agenti di assentarsi dal lavoro percependo comunque lo stipendio. In questo caso l’ipotesi di reato è quella di truffa in danno dello Stato. ​

L’indagine è scattata più di un anno fa, da una segnalazione della Penitenziaria, che insieme alla Finanza ha poi approfondito i fatti. Oltre a favori e agevolazioni ad alcuni detenuti, gli accertamenti erano anche su un presunto giro di spaccio all’interno del carcere romano. Agli atti ci sono decine di intercettazioni, non solo telefoniche ma anche video e ambientali. Con il passare dei mesi l’inchiesta si è estesa anche al ministero. Due giorni fa, le perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici degli indagati, fondamentali per cercare documenti e prove.

 

Si tratta di una nuova inchiesta che parte dal carcere romano, dopo l’arresto, avvenuto tre settimane fa, della direttrice della sezione femminile, Maria Carmela Longo, accusata di avere garantito favori a boss di clan storici detenuti nel carcere di San Pietro a Reggio Calabria, da lei diretto prima del trasferimento nella Capitale. Ma la prigione di Rebibbia era già stata spesso nel mirino della procura, soprattutto per le evasioni da film che si sono susseguite nel corso degli anni e che in alcuni casi hanno portato sul banco degli imputati dirigenti e secondini. Nel dicembre dello scorso anno, ancora, era stato scoperto un giro di spaccio all’interno dell’istituto, con pasticche introdotte nella prigione durante le visite dei parenti.
 

Ultimo aggiornamento: 14:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA