La fuga di Battisti coperta da una decina di fedelissimi: tutti i nomi nella black list della Digos

Giovedì 17 Gennaio 2019 di Claudia Guasco

Una decina di persone, non di più. Ma fidate e in grado di coprire la fuga di Cesare Battisti dal Brasile alla Bolivia. Una rete che ha fornito all'ex terrorista del Pac soldi, contatti, appoggi e che non l'ha mai lasciato solo. Gli uomini della Digos l'hanno ricostruita e ora ha un'ipotesi di reato, il favoreggiamento personale, l'indagine aperta due giorni fa dalla procura di Milano per far luce sul gruppo di fedelissimi che hanno coperto la lunga latitanza del pluriergastolano arrestato sabato scorso.
 
Il fascicolo di cui è titolare Alberto Nobili, il responsabile dell'antiterrorismo, rimane ancora a carico di ignoti ma adesso ha un titolo di reato. Il passaggio tecnico è conseguenza della delega assegnata dal pm alla Digos per gli accertamenti tecnici sul cellulare, su un'agenda con diversi foglietti e annotazioni e sul portafogli sequestrato al fuggitivo. Gli investigatori hanno ormai la mappa di chi lo ha aiutato nei due mesi di clandestinità. Nella lista ci sono alcuni parenti che abitano in centro Italia, amici e diversi compagni di vecchia data con cui ha condiviso le lotte politiche. Per le schede telefoniche Battisti si è rivolto al sottobosco della criminalità comune, per i soldi ai familiari e agli amici. Era però consapevole che, senza appoggi di più alto livello, la sua corsa si sarebbe fermata presto e per questo avrebbe cercato contatti maggiormente influenti, istituzionali e politici, che la Digos sta approfondendo. A Santa Cruz de la Sierra è arrivato con un mezzo qualunque, che non destava sospetti: un camioncino guidato da un boliviano. Ha preso una stanza alla pensione Cason Azul ed è qui che lo hanno raggiunto diversi amici dal Brasile. Il cellulare che aveva con sé, l'agenda, i tabulati di una serie di telefoni e i dati raccolti con la localizzazione dei dispositivi informatici a partire dallo scorso 16 ottobre, quanto l'ex Pac è diventato per gli investigatori italiani e boliviani un sorvegliato speciale, forniranno ulteriori dettagli sulla sua latitanza. E permetteranno di mettere in fila il nomi di chi gli ha spianato la strada: gli amici italiani e francesi, coloro che potrebbero averne favorito già nel 2004 la fuga in Sud America, personaggi che in Brasile lo hanno già aiutato in passato. A giorni la Digos consegnerà una relazione sulle indagini condotte nei mesi scorsi, grazie alle quali il latitante è stato catturato. Ora è in una cella del carcere di Oristano, molto taciturno e piuttosto «passivo», riferisce chi è in contatto con lui. Per ora non ha fatto richiesta per avere libri o altri generi di prima necessità, ciò che vuole davvero lo ha chiesto agli agenti che lo hanno portato nella casa circondariale: la foto tessera di suo figlio di cinque anni e la carta di credito per contribuire alle sue spese di mantenimento. «Tengo davvero molto a lui, voglio aiutarlo e stargli vicino come posso», ha detto agli investigatori.

Finora Battisti ha consumato i pasti regolarmente e ha usufruito dell'ora d'aria, che non può condividere però con altri detenuti dal momento che è in isolamento diurno, misura che sarà applicata per sei mesi. Ha dormito parecchio e ha sempre mantenuto, fino a questo momento, un atteggiamento tranquillo, quasi remissivo. Secondo chi lo ha accompagnato in questo primo percorso dalla clandestinità alla cella, è ancora presto per ipotizzare un possibile pentimento. Intanto i parenti chiedono di poterlo vedere: «Abbiamo presentato domanda affinché qualcuno della famiglia possa incontrarlo in carcere - riferisce la nipote - Probabilmente andrà mio papà Domenico, che è stato l'unico a parlargli, a salutarlo al telefono dopo l'arresto».

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