Tifoso ucciso prima di Inter-Napoli: chiesti 16 anni per ultrà napoletano

Lunedì 2 Novembre 2020

Quando Fabio Manduca spinse il piede sull'acceleratore per passare sopra il corpo di Daniele Belardinelli, caduto a terra, era «consapevole» che avrebbe potuto ucciderlo, come è avvenuto. Per omicidio volontario con «dolo eventuale», ossia con l'accettazione nella condotta del rischio del verificarsi dell'evento, la Procura di Milano ha chiesto una condanna a 16 anni di carcere per l'ultrà del Napoli, imputato con rito abbreviato per aver travolto col suo suv il tifoso del Varese, morto poco dopo in ospedale e coinvolto anche lui negli scontri tra ultras del 26 dicembre 2018, poco lontano dallo stadio di San Siro, prima della partita Inter- Napoli.

L'ipotesi dell'omicidio volontario era stata confermata dal gip Guido Salvini, che nell'ottobre 2019 ordinò l'arresto del 40enne, e successivamente anche dal Tribunale del Riesame. Infine, è stata rafforzata da una consulenza richiesta dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri e firmata da esperti, tra cui la nota anatomopatologa Cristina Cattaneo. 'Dedè Belardinelli, ultrà del Varese (tifoseria gemellata con quella interista) e che aveva assunto cocaina quella sera, nella prima fase della guerriglia in via Novara, secondo la relazione, colpì con un bastone il finestrino di un'auto in testa alla carovana dei tifosi napoletani, che si stavano dirigendo verso il Meazza e che subirono l'agguato degli ultrà interisti, affiancati anche da supporter alleati del Nizza.

Belardinelli, dopo aver sferrato quel colpo, cadde a terra rompendosi una clavicola e a quel punto Manduca (in macchina con altri quattro) con il suo Kadjar, secondo l'accusa, accelerò e schiacciò l'ultrà del Varese. Una circostanza provata, stando alla consulenza tecnica, da una traccia di sigillante trovata sul giubbotto della vittima, lo stesso sigillante utilizzato dal costruttore per il pianale inferiore del Kadjar.

«Non ho investito nessuno, sono solo fuggito spaventato perché intorno all'auto avevo una trentina di persone. E se ho investito qualcuno, non me ne sono accorto», ha detto il 40enne ultrà napoletano (presente anche oggi in aula), ai domiciliari da dicembre 2019 e interrogato nella scorsa udienza davanti al gup Carlo Ottone De Marchi. Dopo una prima rapida difesa con dichiarazioni al gip, con le quali aveva sostenuto persino di essere tifoso nerazzurro e non partenopeo, Manduca era sempre rimasto in silenzio davanti ai pm nel corso delle indagini.

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Per il suo difensore, l'avvocato Eugenio Briatico, «mancano le prove» per condannare Manduca che deve, invece, essere assolto «per non aver commesso il fatto». In subordine, la richiesta di derubricazione del reato in omicidio stradale o preterintenzionale e col riconoscimento della scriminante dello «stato di necessità» per la situazione di «pericolo» che si era creata negli scontri. Nel processo sono parti civili la madre di Belardinelli col legale Gianmarco Beraldo, la moglie e la figlia, rappresentati dall'avvocato Paolo Bossi. L'inchiesta sui disordini di Santo Stefano, nel frattempo, ha già portato ad alcune condanne per quegli ultras che presero parte alla violenta rissa, tra cui lo storico capo della curva interista Nino Ciccarelli.

 

Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA