Covid, variante brasiliana pericolosa: Amazzonia al collasso, allarme efficacia vaccini

Domenica 17 Gennaio 2021 di Francesco Padoa
Covid, variante brasiliana pericolosa: Paese allo stremo, allarme efficacia vaccini

Fino a pochi giorni fa in Brasile non si parlava nemmeno di questa variante del Covid-19. Poi, in pochissimo tempo, un'esplosione di notizie, che ha immediatamente allarmato il Paese sudamericano e poi tutto il mondo. I telegiornali, Rede Globo e Cnn Brasil su tutti, entrano nella case, e cominciano ad atterrire i brasiliani che fino a all'altra settimana affrontavano con maggiore tranquillità la pandemia, anche perché i dati dei nuovi positivi giornalieri, rapportati al numero di abitanti, non si discostavano di molto da quelli che rileviamo quotidianamente in Italia o in altri Paesi europei. Ma ora è diverso. C'è la paura che neanche i vaccini possano immunizzare da questa nuova branca del virus, che in molti definiscono pericolosa.

 

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Della nuova variante diagonisticata in Brasile fa paura la sospetta capacità di sfuggire al sistema immuitario. Una preoccupazione che il governo italiano ha subito tenuto in forte considerazione tanto che per prevenire la possibile diffusione della cosidetta variante brasiliana il ministro della salute Roberto Speranza ha firmato ieri una ordinanza che blocca i voli in partenza dal Brasile e vieta l’ingresso in Italia di chi negli ultimi 14 giorni vi è transitato. «Chiunque si trovi già in Italia in provenienza da quel territorio - si legge nell'ordinanza - è tenuto a sottoporsi a tampone contattando i dipartimenti di prevenzione».

 

 

 


 

 

 

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Aumentano dunque le varianti del virus SarsCoV2 in circolazione. A quella inglese e sudafricana, già note da qualche settimana, si aggiunge quella brasiliana e riuscire a tracciarne la presenza in ciascun Paese è complesso. Di qui l'appello dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a raccogliere le sequenze genetiche delle nuove varianti in uno sforzo globale. Il Comitato dell'Oms per le emergenze ha esortato inoltre a mettere a punto un sistema standardizzato per la denominazione delle nuove varianti che eviti i riferimenti geografici. L'ultima arrivata, la variante brasiliana, è stata isolata il 6 gennaio scorso dall'Istituto nazionale giapponese per le malattie infettive (NIID) ed è indicata con la sigla B.1.1.248. Nasce da 12 mutazioni concentrate sulla principale arma del virus, la proteina Spike, e fra queste mutazioni ce ne sono le due già note per rendere il virus più efficace nel contagiarsi, chiamate N501Y e E484K. La prima variante a essere stata identificata è stata quella indicata con la sigla D614G e nata anche questa da mutazioni concentrare soprattutto sulla proteina Spike.

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Ma come si è scoperta questa variante brasiliana? Nel sudamerica un'infermiera 45enne si è ammalata con una nuova variante del coronavirus cinque mesi dopo essersi ripresa da una precedente infezione causata da un ceppo più vecchio. Nella seconda infezione i sintomi della donna sono peggiorati. Quando i ricercatori hanno confrontato i campioni hanno scoperto che l'ultimo presentava la mutazione genetica, chiamata E484K, che cambia la forma della proteina spike all'esterno del virus in un modo che potrebbe renderla meno riconoscibile al sistema immunitario rendendo più difficile il compito degli anticorpi. Un primo caso della variante brasiliana è stato registrato anche in Gran Bretagna. Come si legge in una ricerca pubblicata dai ricercatori brasiliani la mutazione denominata E484K è simili a quella recentemente descritta in un ceppo di SARS-CoV-2 che si sta rapidamente diffondendo in Sud Africa: «La rapida diffusione di queste varianti, combinata con la capacità dei virus che ospitano la mutazione E484K di sfuggire agli anticorpi neutralizzanti e i recenti casi di reinfezione rilevati in Brasile dovrebbero aumentare preoccupazione per il potenziale impatto di questa mutazione». I risultati della ricerca mostrerebbero infatti che il virus mutato sarebbe non solo più infettivo, ma potrebbe anche reinfettare chi è già stato colpito dalla Covid-19. «I risultati supportano che la precedente esposizione a SARS-CoV-2 potrebbe non garantire l'immunità in tutti i casi».

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La variante brasiliana del Covid che allarma gli scienziati britannici e di altri Paesi, perché considerata potenzialmente più contagiosa di qualsiasi altra mutazione individuata finora, non è stata ancora tracciata nel Regno Unito. Lo ha precisato la professoressa Wendy Barclay, direttore dell'istituto di malattie infettive all'Imperial College di Londra e capo del G2P-UK National Virology Consortium, citata dall'agenzia Pa in relazione a precedenti dichiarazioni in cui aveva fatto riferimento a una seconda variante sempre originata in Brasile che invece risulta essere già arrivata anche in Europa e nel Regno. «La nuova variante brasiliana che ci preoccupa - ha spiegato Barclay - è quella individuata su alcune persone in viaggio fra il Brasile e il Giappone» di recente, «non quella tracciata nel Regno Unito». La scienziata ha inoltre chiarito come vi siano evidenze di «ulteriori varianti già individuate nel passato», e non sostanzialmente diverse rispetto al ceppo iniziale del Covid-19, «originate pure in Brasile». Un portavoce del premier Boris Johnson, interpellato ieri sul tema, ha intanto rimarcato come vi siamo al momento «indizi» che la mutazione più allarmante fra quelle individuate in Brasile possa essere più aggressivamente contagiosa delle altre; ma non necessariamente più resistente ai vaccini a disposizione: caratteristiche già verificate per la cosiddetta "variante inglese" e poi - come confermano alcuni test condotti nel «laboratorio governativo di Porton Down» - per quella tracciata dal Sudafrica. Il portavoce ha aggiunto che «ulteriori ricerche» sono comunque necessarie su tutte queste nuove varianti, sia riguardo sia all'impatto ipotetico relativo alla mortalità, sia alla resistenza alle vaccinazioni

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Intanto in Brasile la situazione è disperata. Gli ospedali della città di Manaus sono al collasso, travolti da un'ondata di pazienti affetti da coronavirus e hanno praticamente finito le scorte di ossigeno. La capitale dello stato di Amazonas ha assistito a un balzo di contagi e decessi, che sarebbe attribuibile a una nuova variante del virus, più contagiosa. I media locali riferiscono di scene in cui i sanitari sono costretti a ventilare a mano i pazienti per tenerli in vita. «A Manaus la mancanza di ossigeno sta causando una mortalità elevata di Covid-19», ha spiegato Francesco Di Donna, coordinatore medico di Medici Senza Frontiere in Sudamerica. L'organizzazione è presente in Amazzonia nelle città rurali di Tefé e Sao Gabriel da Cachoeira dove, «se la situazione peggiora, l'ossigeno a disposizione durerà solo un paio di giorni e il 60% dei pazienti ricoverati ne ha bisogno», ha rilevato il dottor Di Donna. Il governo brasiliano vuole accelerare la vaccinazione di massa e ha chiesto la consegna «immediata» di sei milioni di dosi di vaccino prodotte dalla cinese Sinovac e importate dall'Istituto Butantan di San Paolo. «Chiediamo la consegna delle dosi per le quali è stata chiesta l'autorizzazione per l'uso d'emergenza all'Anvisa», l'Agenzia nazionale di sorveglianza sanitaria. «Sottolineiamo l'urgenza della consegna immediata del quantitativo indicato, in quanto il ministero deve cominciare la distribuzione tra i vari stati della federazione in maniera equa e simultanea, come prevede il programma di vaccinazione contro il Covid-19», si legge nella lettera del ministero. Il governo federale ha annunciato che Anvisa deciderà nella giornata di oggi sull'uso emergenziale del vaccino cinese.

 

 

 

 

 

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«La variante brasiliana è una grosso problema, purtroppo - le parole di Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco e dell'università degli Studi di Milano - Quello che sta succedendo a Manaus mette la pietra tombale sulla strategia di chi ha in mente di far circolare il virus indisturbato per arrivare a un'immunità di gregge a furia di infezioni. A Manaus è accaduto invece che, lasciando girare il virus come gli pare, si è avuta sì una percentuale importante di gente che si è infettata e quindi immunizzata, ma non importante abbastanza per creare una vera barriera. È successo quindi che il virus ha sviluppato la mutazione giusta per tornare a essere in grado di colpire non solo quelli che non aveva ancora infettato, ma in qualche caso a quanto pare anche quelli che si erano già ammalati». La variante brasiliana mette a rischio l'efficacia dei vaccini? «Ancora non si è capito», risponde Galli:  «La mutazione 501 alla fine pare di no, ma la 484k, che in un ceppo brasiliano si associa alla 501y, non sappiamo ancora se il vaccino sarà in grado di annullarla e credo che verificarlo sarà il primo lavoro che faranno alla Pfizer. Le mutazioni virali emergono casualmente ma se sono vantaggiose, la "prole" del primo virus in cui compare "la mantiene" e questo sembra essere il caso del Brasile».

Ultimo aggiornamento: 18:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA