Clima, in Australia class action da indigeni: le isole di Boigu e Saibai rischiano di essere sommerse

Giovedì 28 Ottobre 2021
Clima, in Australia class action da indigeni: le isole di Boigu e Saibai rischiano di essere sommerse

Se la situazione non cambia anche gli indigeni diventeranno profughi a causa delle condizioni climatiche. Due leader di comunità delle isole australiane dello Stretto di Torres, a nord del continente, hanno citato il governo di Canberra davanti alla Corte Federale, affermando che ha mancato di proteggere gli indigeni delle isole, che sono in prima linea nel catastrofico cambiamento climatico. Nella prima azione collettiva presentata per conto di popoli delle Prime Nazioni, i Gudamalulgal delle isole di Boigu e Saibai sostengono che mancando di ridurre di più le emissioni il governo costringerà le loro comunità a diventare i primi profughi climatici della nazione «perdendo tutto: le nostre case, la nostra cultura, le nostre storie e la nostra identità». I due leader, Wadhuam Paul Kabai e Wadhuam Kabai Kabai, sostengono che la crisi climatica sta causando il sollevamento dei livelli del mare, sommergendo preziosi luoghi culturali, mentre la salinità rende i terreni inadatti alle coltivazioni. Gli isolani dello Stretto di Torres - aggiungono - affrontano una crisi esistenziale per il sollevamento dei livelli del mare. Se le temperature globali aumenteranno più di 1,5 gradi, molte delle isole diverranno inabitabili.

 

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L'azione legale è modellata su una delle cause in materia di clima di maggior impatto, in cui una fondazione sostenuta da 886 persone nel 2015 citò in giudizio il governo dei Paesi Bassi, ottenendo un ordine di una Corte Distrettuale, di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 25% entro la fine del 2020 (dai livelli del 1990). Questo portò alla rapida chiusura di centrali elettriche a carbone e a investimenti di miliardi di euro su energia rinnovabile ed efficienza energetica. L'avvio dell'azione legale contro Canberra coincide con la dichiarazione da parte del governo di un target zero emissioni nette per il 2050, da presentare al Cop 26 di Glasgow, ma senza aumentare l'impegno assunto da tempo di tagli entro il 2030, fra 26 e 28% rispetto ai livelli del 2005. Un piano ritenuto povero in dettagli che ha attratto critiche per la forte dipendenza da tecnologie non ancora sviluppate, e dal commercio di crediti di carbonio. 

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA