Presidenziali Usa, scende in campo Warren: «Trump in carcere prima del 2020»

di Luca Marfé

  • 60
Da qui al 2020, Donald Trump potrebbe finire in carcere. Parola della senatrice democratica per il Massachusetts Elizabeth Warren, da poche ore formalmente candidata per la corsa alla Casa Bianca.

Durante il suo primo comizio elettorale in Iowa, l’economista e politica statunitense,  originaria di Oklahoma City, settant’anni a giugno, si cala al centro dell’arena e non le manda di certo a dire:

«Presto Trump non sarà più presidente», esordisce netta dinanzi ad un pubblico composto, ma festante. E rilancia: «Difatti, presto potrebbe non essere più neanche una persona libera».

Zero giri di parole, insomma: in galera.

«Come on, quante indagini ci sono in corso? Qui non si tratta più soltanto di Mueller (procuratore speciale per le indagini sul Russiagate, ndr), qui ci sono crepe da tutte le parti, per cui stiamo a vedere cosa succede».



Un atteggiamento inedito per la Warren che in passato ha esibito invece toni piuttosto pacati. Un cambio di marcia che l’intero partito democratico potrebbe fare suo, a prescindere dal candidato cui, all’indomani delle primarie, spetterà l’arduo compito di spodestare il tycoon.

Una delle poche certezze che va diffondendosi alle latitudini di Washington, infatti, è che per battere Trump sia necessario sposarne i toni e addirittura il linguaggio. Senza scadere in degenerazioni, cui The Donald ha abituato non soltanto la sua di platea, ma scegliendone comunque di forti.

«È un momento delicato», sottolinea la Warren che a una domanda sul razzismo replica ferma e preoccupata: «Non ci sono dubbi riguardo al fatto che il presidente sia razzista, eccome», che sia una sorta di “odiatore” seriale.

«Ogni giorno, un tweet razzista, un tweet di odio, qualcosa di oscuro e persino di violento».

Tanta ansia, dunque, ma anche tanta determinazione.

E così, mentre la sinistra a stelle e strisce vanta un nuovo campione, cresce l’attesa per un altro nome in orbita Casa Bianca: quello di Bernie Sanders.

Sanders che, nel 2016, era stato in grado da solo di ridisegnare completamente il dibattito politico. Una candidatura in qualche modo temuta dalla stessa concorrenza di partito perché capace di calamitare molte (troppe) attenzioni e di spostare il baricentro verso un socialismo all’americana dalle ambizioni enormi: università gratuite, assicurazioni sanitarie per tutti e spallata definitiva alle diseguaglianze economiche.

Per qualcuno, un’utopia. Per Bernie Sanders, no.

Lunedì 11 Febbraio 2019, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 06:30
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP