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Putin: gli oligarchi, la piazza e il silenzio di Lavrov. Le ore più difficili del capo del Cremlino

Martedì 1 Marzo 2022 di Marco Ventura
Putin: gli oligarchi, la piazza e il silenzio di Lavrov. Le ore più difficili del capo del Cremlino

Una maschera impenetrabile. Vladimir Putin si rivolge ai suoi più stretti consiglieri economici, quelli che hanno garantito negli anni la stabilità della leadership putiniana rafforzando le finanze russe. Si deve decidere come rispondere alle sanzioni dell'Occidente, «che io chiamo stiletta - l'impero delle bugie». Le misure di Washington e Bruxelles rischiano di mettere in ginocchio le banche russe, gli oligarchi e la gente comune. Il premier britannico, Boris Johnson, è incredibilmente diretto, le sanzioni secondo lui mirano a «far cadere il regime di Putin».

Putin, le ore più difficili

 

Lo Zar parla, ma le immagini sono più eloquenti delle parole. Elvira Nabiullina, governatrice della Banca centrale, neanche lo guarda, fissa un punto davanti, a braccia conserte. Le sanzioni internazionali cominciano a mordere. Crolla il rublo del 20 per cento. Putin firma il decreto che vieta il trasferimento di capitali dei non residenti all'estero. Gli esportatori saranno costretti a cambiare in rubli non meno dell'80 per cento dei guadagni. I tassi d'interesse salgono al 20 per cento, per essere attrattivi e preservare i risparmi delle famiglie contro la svalutazione. Di «brusco cambiamento nell'economia» parla la Nabiullina in conferenza stampa. Chiude la Borsa di Mosca, i titoli dei colossi della economia russa sprofondano a Londra, con perdite dal 74 per cento di Sberbank al 51 di Gazprom, dal 62.8 di Lukoil al 42.3 di Rosneft. Mentre il ministro degli Esteri, Lavrov, mantiene un criptico silenzio, la parte della difesa di Putin la fa, come sempre, lo storico portavoce Peskov, che imputa alle uscite della ministra britannica della Difesa, Liz Truss, su possibili scontri con l'Occidente l'ordine di Putin ai generali di attivare l'allerta massima del sistema di deterrenza nucleare.

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LE RASSICURAZIONI

Affermazione che non serve certo a rassicurare gli oligarchi padroni dell'economia. I piani di risposta russi alle sanzioni, secondo Peskov, erano pronti. Anche se sono misure «pesanti e problematiche», la Russia oppone contromisure basate «sui nostri interessi nazionali e sulla operatività». Putin stesso è «piuttosto indifferente» al congelamento dei propri asset. «Tutti sanno che non ne possiede altri che quelli dichiarati in questi anni, cioè una vettura, un appartamento e del denaro in una banca. La stessa idea di sanzioni contro un capo di Stato aggiunge Peskov - è assurda e miope».

 


Eppure, cominciano a spuntare delle crepe nel cerchio magico degli oligarchi cresciuti con Putin. Non aiuta la decisione britannica di introdurre misure di contrasto alla criminalità economica. «Non c'è posto per i soldi sporchi nel Regno Unito», avverte Boris Johnson. I primi a sfidare lo strapotere di Putin e la strategia della guerra sono Mikhail Fridman, fondatore di Alfa-Bank, 11 miliardi di dollari di capitale, e Oleg Deripaska, ex marito della nipote di Eltsin, 4 miliardi di patrimonio, il re dell'alluminio, che dice «basta al capitalismo di Stato» in Russia. Sui media britannici appaiono analisi sul fatto che il regime di Putin potrebbe non sopravvivere alla bancarotta delle banche. E le piazze russe cominciano a ripopolarsi di dissidenti. «Putin non poteva sopportare che ai suoi confini entità statuali uscite dall'Unione Sovietica come l'Ucraina stessero facendo un percorso di democratizzazione», osserva Adriano Dell'Asta, ordinario di Lingua e letteratura russa alla Cattolica di Milano, per 4 anni direttore dell'Istituto di cultura italiano a Mosca.

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«Credo che questo sia il vero problema di Putin. Liberiamoci del mito di una Russia tutta appiattita su posizioni governative e definita da un'aggressività quasi impensabile. Nelle proteste di questi giorni, nei pronunciamenti di gente semplice e di intellettuali, artisti, uomini dello sport, noi vediamo una Russia completamente diversa, che non ha un senso di fastidio nei confronti dell'Ucraina». Fuorviante anche la teoria della contrapposizione tra falchi e colombe al Cremlino, «retaggio della vecchia sovietologia». Succede ora che alcuni oligarchi e diversi rampolli di famiglie altolocate escano allo scoperto. Segno che qualcosa si muove, a Mosca.

Ultimo aggiornamento: 19:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA