Dugin: «L'ultimo passo è l'arma nucleare. La Russia non capitolerà». Poi ribadisce fedeltà a Putin dopo il presunto attacco

Le parole del filosofo, considerato l'ideologo di Putin, arrivano dopo la ritirata russa da Kherson

Putin, duro attacco di Dugin: «L'autocrate che fallisce paga con la vita». Il post è stato poi rimosso
Putin, duro attacco di Dugin: «L'autocrate che fallisce paga con la vita». Il post è stato poi rimosso
Sabato 12 Novembre 2022, 12:31 - Ultimo agg. 21:18
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«L'Occidente, che sta esercitando una pressione straordinaria sulla Russia, non comprende che in nessun caso la Russia e Putin capitoleranno. L'ultimo passo può essere solo l'uso di armi nucleari. Il presidente ha detto chiaramente: non capitoleremo. Mettere all'angolo la Russia comporterà il suicidio dell'Occidente e dell'intera umanità». Così su Telegram il filosofo russo Alexander Dugin ribadendo la fedeltà a Putin.

Il ritiro da Kherson fa «soffrire i russi come se il loro cuore fosse strappato». Ora chi è al potere «non può più cedere nulla», e se lo dovesse fare sarà chiamato a risponderne. Mentre perdura il silenzio delle autorità e lo sconcerto dei tanti russi che sostengono l'operazione militare in Ucraina, è stato Alexander Dugin a prendere la parola per puntare il dito dritto contro il Cremlino. Almeno secondo quanto emerso da un post apparso sul canale Telegram del filosofo ultranazionalista e poi rimosso, ma non prima che alcuni media ne prendessero nota.

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I dubbi sul destinatario

Un messaggio carico di rabbia e dolore in cui, senza mai nominarlo direttamente, Dugin sembra richiamare il presidente Vladimir Putin alle sue responsabilità, arrivando a fare un parallelo con i capi che nelle società primitive erano chiamati a pagare con la vita il tradimento delle speranze delle loro genti. Il misterioso messaggio, apparentemente proveniente dal più famoso ideologo della rinascita della Grande Russia, ha avuto l'effetto di un sasso nello stagno dopo giorni in cui anche i principali esponenti della linea dura si sono pubblicamente allineati alla scelta del ritiro.

I casi precedenti

Il caso più curioso è forse quello di Margarita Simonyan, direttrice della televisione Russia Today, che ha paragonato l'abbandono di Kherson al ritiro da Mosca del generale Kutuzov nel 1812 davanti all'avanzata dell'esercito napoleonico. Una mossa tattica, insomma, in vista di future vittorie. Ma nello scritto attribuito a Dugin le cose vengono viste in modo ben diverso: Kherson, «il capoluogo di una delle regioni russe», si è arresa, e «i russi oggi piangono e soffrono». Poi arrivano le parole più sorprendenti. In un'autocrazia, si spiega nel testo, «diamo assoluta pienezza del potere» a chi deve «salvarci tutti, il popolo, lo Stato, i cittadini, in un momento critico». Ma se non lo fa, lo aspetta «il destino del re della pioggia». Una citazione di un saggio dell'antropologo britannico James Frazer in cui si parla appunto del potere supremo riconosciuto a un uomo in grado di far piovere, ma che se fallisce nella sua missione è messo a morte. Nell'operazione in Ucraina sono già state fatte diverse correzioni militari e politiche, ma non hanno funzionato. Perché la Russia ne esca vittoriosa quella in corso deve diventare pienamente «una guerra di popolo», afferma ancora l'autore del testo.

 

Se Dugin dovesse riconoscerne la paternità, si tratterebbe di un segnale di grandissimo impatto, considerato anche il rafforzamento dell'autorità morale del filosofo presso i suoi seguaci dopo l'uccisione della figlia ventinovenne Darya in un attentato avvenuto nell'agosto scorso che anche fonti americane hanno attribuito ai servizi ucraini e del quale lo stesso Dugin doveva probabilmente essere il bersaglio. Ma anche se non ci dovesse essere una conferma, sono comunque parole che esprimono la frustrazione di molti, nel momento in cui la Russia è davanti a una scelta: continuare a rafforzare le linee difensive in attesa dell'inverno e in vista di una possibile controffensiva o seguire la via del negoziato.

La missione di Lavrov

A questo proposito qualche indicazione potrebbe venire dalla missione del ministro degli Esteri Serghei Lavrov, impegnato in colloqui bilaterali in questi giorni al vertice dell'Asean e poi a quello del G20 in Indonesia. Ma l'ex presidente Dmitry Medvedev si è incaricato come al solito di esprimere la posizione più intransigente cercando di fugare i dubbi su un possibile compromesso. In Ucraina, ha avvertito, «la Russia non ha ancora usato il suo intero arsenale» per evitare di «colpire il nemico nelle aree popolate». Ma Mosca resta impegnata a «costruire l'ordine mondiale futuro» combattendo contro la Nato e l'Occidente e quindi continuerà a «recuperare i suoi territori». Il ministro della Salute Mikhail Murashko, in un intervento a una riunione preparatoria al vertice del G20, gli ha fatto eco, ribadendo la motivazione addotta fin dall'inizio per l'operazione in Ucraina. Cioè «proteggere i civili che non hanno riconosciuto il colpo di Stato anticostituzionale del 2014 a Kiev e sono stati sottoposti a un'aggressione militare negli ultimi otto anni».

Chi è Dugin

Dugin - la cui figlia Darya Dugina è stata uccisa in un attentato lo scorso agosto - è un filosofo euroasista e ideologo del «Russkyi Mir», l'idea di un mondo russo che unisce i russi oltre le frontiere e quindi di un universo purificato da ogni idea proveniente dall'Occidente collettivo e minaccioso.

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