Putin, la strategia dello Zar che vuole "eliminare" Zelensky e realizzare il suo progetto politico

Venerdì 25 Febbraio 2022 di Marco Ventura
Putin, il colpo di Stato dello Zar: un premier fantoccio per governare da remoto

C’è l’ombra di Hitler sulla mappa della nuova (o vecchia?) Europa che emergerà dall’affondo di Vladimir Putin. Nel discorso registrato in cui ha dichiarato la guerra, il leader russo ha indicato due obiettivi: la “de-militarizzazione” dell’Ucraina e la sua “de-nazificazione”. La prima porta alla neutralità del Paese, perché non costituisca più una minaccia per Mosca e per i russi. La seconda al rovesciamento del legittimo governo di Kiev guidato dall’ex comico Volodymyr Zelensky, sbarcato dal teatro alla politica e diventato presidente nel 2019, quando Putin era da 15 anni al timone del Cremlino. Figlio di ebrei, il leader ucraino ha risposto sui social con un’immagine virale nella quale Hitler accarezza Putin, e rivendicando la guerra anti-nazista del nonno colonnello dell’esercito e il sacrificio di milioni di ucraini. Dietro la retorica dello scontro è concreto, alla luce delle direttrici di penetrazione dell’armata russa, l’allarme degli 007 americani rilanciato poi alle Nazioni Unite: i russi avrebbero stilato una lista di personalità che Putin dichiara di voler «portare davanti alla giustizia per genocidio». 

Rovesciare l’esecutivo pro-Ue e pro-Nato è fondamentale per ottenere che l’Ucraina si impegni a non chiedere mai di entrare nell’Alleanza atlantica, e per esercitare un controllo indiretto su Kiev senza bisogno di prolungare un’occupazione che avrebbe troppi contraccolpi per tutti, in termini economici e di vite umane. Ci fosse riuscito senza dover muovere le truppe, Putin l’avrebbe fatto. E invece, non ha «avuto scelta», dice adesso in un incontro con gli imprenditori russi. In fondo, è da otto anni che si combatte nel Donbass, la guerra non è esplosa ieri. Molte, però, sono le domande che si pongono analisti e giornalisti esperti di Russia in tutto il mondo. Gli interrogativi sono sempre gli stessi. Dove si fermerà Putin? Perché ha attaccato proprio adesso? Fin dove si possono spingere nella risposta gli europei e la Nato? Basteranno le sanzioni? Alla fine dell’incubo, quale sarà il nuovo disegno del continente? “Le Monde” sottolinea la «piega autocratica» sempre più netta del regime russo, dimostrata dal pugno duro sulla dissidenza. Però il cambio di passo è evidente, se non sono più gli “omini verdi”, i mercenari privi di insegne, i paramilitari, a operare in Ucraina, ma i soldati e i mezzi ufficiali russi. La Russia non si “nasconde” più. 

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La democrazia ucraina e le sue leadership sono considerate a Mosca una «minaccia esistenziale», da stroncare con un blitz studiato e messo in atto dalle unità speciali. L’appello drammatico di Zelensky al popolo ucraino, ai volontari e ai riservisti della difesa territoriale, è anche una chiamata alle armi a protezione del governo e del suo leader. «Siamo uniti», è il messaggio. Sul britannico “Telegraph”, Michael Kofman, direttore del programma di studi sulla Russia del think tank americano Cna, spiega come all’ampiezza dell’intervento armato debba per forza corrispondere un obiettivo politico più ampio di quanto non immaginasse l’Occidente. Altrimenti non si spiegherebbero i 150 mila soldati dislocati intorno all’Ucraina, che arrivano a 190 mila con le forze del Donbass e gli ausiliari anche della Guardia nazionale russa, supportati da centinaia di aerei tattici, elicotteri da combattimento e navi. 

Da un lato c’è il tentativo di conquistare territorio per allargare il dominio costituito dalla Crimea annessa nel 2014 dalla Russia e le intere province di Donetsk e Luhansk, con un focus particolare sui porti di Mariupol e Odessa e sulle vie costiere del Mar d’Azov e del Mar Nero. Dall’altro, c’è la penetrazione da Nord, dalla Bielorussia, fino a Kiev, al cuore del governo ucraino. Di fronte a un’invasione totale, agli ucraini non resterebbe che la guerriglia partigiana. Che però potrebbe creare a Putin notevoli problemi, sia per le prevedibili perdite umane degli attaccanti, sia perché gli ucraini sono dei cugini per i russi. Del resto, scrive il “New York Times”, Putin ha scelto di agire adesso perché il suo esercito si trova al massimo delle potenzialità e le finanze russe sono “in ordine”. Al contrario, l’Europa e la Nato paiono divisi e indeboliti, come ha dimostrato anche la caporetto afghana. I costi di un mancato intervento sarebbero stati alla lunga più pesanti, per Putin, di quelli di una guerra solitaria e giuridicamente infondata. In sostanza, non è l’Ucraina l’obiettivo finale, ma stroncare le tentazioni europee e Nato di Kiev (e non solo Kiev). E liquidare Zelensky per instaurare un esecutivo filo-russo. Se è follia, è lucida. 

Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 08:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA