Cellula jihadista arrestata in Spagna: erano pronti a una mattanza a Maiorca

Il trasferimento a Madrid degli jihadisti arrestati a Maiorca
di Paola Del Vecchio

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MADRID - «Non importa che a Manchester siano morti bambini, qui accadranno cose peggiori». È il commento captato in un’intercettazione telefonica a uno dei 6 membri della cellula di jihadisti del Daesh, sgominata mercoledì fra Palma di Maiorca, Madrid, la Gran Bretagna e la Germania. I quattro detenuti in Spagna, tutti di origini marocchine, sono comparsi oggi davanti al giudice dell’Audiencia Nacional, Santiago Pedraz, che ha convalidato i fermi per appartenenza all’organizzazione terrorista Stato Islamico. Secondo il provvedimento emesso dal magistrato, uno di loro, Abdelkader Mahomoudi, era pronto a portare a termine una “mattanza” nella piazza centrale del Comune di Inca, a Maiorca, attaccando i passanti a pugnalate. L’uomo aveva già manifestato la sua intenzione di convertirsi in un ‘martire’ del Daesh e si era pronunciato pubblicamente a favore della jihad, della quale fomentava l’indottrinamento mediante pagine web e messaggeria istantanea.

Tutti erano membri della cellula che «diffondeva propaganda, indottrinava nuovi membri terroristi ed elaborava materiale audiovisivo idoneo per l’impiego in un processo di captazione di jihadisti», scrive il giudice Pedraz. Un gruppo costituito dall’iman Tarik Chadloui, il leader predicatore salafita, arrestato nel corso della stessa operazione in Gran Bretagna, secondo gli inquirenti il principale reclutatore di aspiranti martiri per la causa del Daesh. Stando alle accuse, si era recato in varie occasioni a Palma di Maiorca, per avviare la struttura terrorista che avrebbe dovuto seminare il terrore nell’isola delle Baleari. Nel provvedimento, il magistrato dell’Audiencia Nacional descrive uno dei video di propaganda, pubblicato su un canale con oltre 12.000 sottoscrittori, che mostra i processo di radicalizzazione di un giovane musulmano in Spagna, che decide di andare a combattere in Siria. Nel video, diretto da ‘Tarik’ , partecipano come attori tre degli quattro arrestati.

Uno di loro, un marocchino detenuto nella capitale, in una delle conversazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti, aveva fatto riferimento all’attacco nello stadio di Manchester al concerto di Ariana grande, che lo scorso 23 maggio provocò 22 morti, fra i quali anche bimbi, e 120 feriti, messo a segno dal 23enne inglese di origini libiche Salman Abedi. Per dire al suo interlocutore al telefono che in Spagna sarebbero accadute “cose ben peggiori”.

 
Venerdì 30 Giugno 2017, 20:53 - Ultimo aggiornamento: 30-06-2017 21:57
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