Scoperte in Perù 73 mummie con le false teste dell'Impero Wari

Il sito del ritrovamento è un ampio complesso di cimiteri di diversi periodi ai piedi del Tempio Pintado

Photo credit: PUCP Archaeology Program Valley of Pachacámac
Photo credit: PUCP Archaeology Program “Valley of Pachacámac”
di Mariagiovanna Capone
Domenica 3 Dicembre 2023, 18:32
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A Pachacámac, un sito archeologico a sud-est di Lima in Perù, gli archeologi hanno dissotterrato 73 sepolture di mummie intatte perché protette da fagotti, alcune delle quali contenenti maschere di false teste fatte di legno o ceramica. Il sito del ritrovamento è un ampio complesso di cimiteri di diversi periodi ai piedi del Tempio Pintado, il famoso tempio del periodo Inca e oracolo di una divinità il cui nome, Pacha Kamaq, significa «colui che dà vita alla terra». Le prime datazioni collocano questi corpi all'epoca dell'espansione dell'Impero Wari, tra l'800 e il 100 dopo Cristo. La cosa più sorprendente è che alcuni degli individui di entrambi i sessi sepolti indossavano maschere di legno intagliato e ceramica, conosciute come “false teste”, che si trovavano sopra i fagotti. Lo stato di conservazione della maggior parte di loro è spettacolare, come spiegano gli archeologi della Pontificia Università Cattolica del Perù.

Il cimitero, scoperto da Max Uhle nel XIX secolo, ha subito una distruzione sistematica.

Prima fu a causa della campagna di eradicazione delle credenze pagane condotta durante l'epoca coloniale e poi a causa dei ladri di tombe. La scoperta di 73 sepolture non danneggiate è quindi di grande importanza archeologica. L'attuale scavo, guidato dal professor Krzysztof Makowski, si è concentrato su una zona dove era crollato un alto muro. Si supponeva che le pile di mattoni avrebbero reso difficile l'accesso dei ladri alle sepolture.

«Nelle Ande pre-ispaniche non moriva nessuno. Tutti erano predestinati a continuare a vivere nel mondo parallelo degli antenati (hurin pacha)» afferma Makowski. «La condizione era che i parenti facessero il loro dovere e preparassero il defunto a continuare a vivere». Per questo sono stati conservati all'interno dei fagotti nei cimiteri della costa peruviana nel tardo periodo (tra l'800 e il 1530). «Questo dovere di garantire la continuità dopo la vita era preso molto sul serio. Dopotutto, questa cultura considerava i morti che tornavano ogni anno sulla terra e si prendevano cura del raccolto. Da essi dipendeva anche l'abbondanza di acqua che scende dalle montagne alle coste desertiche riempiendo i canali di irrigazione».

L'eccezionale stato di conservazione dei corpi, oltre alle analisi di laboratorio, sta fornendo molte informazioni sulla posizione sociale di uomini, donne e bambini secondo i loro legami di parentela, oltre a fornire nuovi dettagli sulla cura degli invalidi, indicatori di guerra e violenza domestica. I lavori hanno permesso, oltre a scoprire le mummie, di dimostrare che Pachacámac non ha sempre funzionato come città sacra e centro di culto. Il sito ebbe una funzione diversa durante l'Impero Wari e passò solo a svolgere funzioni di oracolo e divenne uno dei tre templi più importanti delle Ande centrali dopo la sua incorporazione nell'Impero Inca nel XV secolo.

All'epoca Wari, Pachacámac non aveva siti monumentali. Era un insediamento con una piattaforma cerimoniale. I riti funerari, inoltre, cambiarono completamente, diventando più legati alle credenze della costa settentrionale. I ricercatori si basano su due bastoni di legno che sarebbero stati importati dall'equatore. I bastoni, decorati con immagini di due dignitari con copricapo tipo Tiahuanaco, la civiltà che si stabilì intorno al lato Titicaca, sono stati trovati a breve distanza dal cimitero, in un deposito coperto da uno strato di frammenti della conchiglia tropicale Spondydus princeps. Lo stile dei bastoni è paragonabile alla famosa immagine di culto conosciuta come l'idolo di Pachacámac.

Diciannove fagotti, con la loro parte inferiore conservata e una struttura intatta, potrebbero essere trasferiti in laboratorio nella loro interezza per documentarli tridimensionalmente utilizzando la scansione TC senza dover essere aperti. I loro contenuti saranno analizzati su uno schermo di computer dai bioarcheologi Andrew Nelson e Lucía Watson.

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