Venezuela, Maduro attacca l'Europa ma gli Usa: Guaidó non si tocca

Lunedì 28 Gennaio 2019 di Flavio Pompetti

NEW YORK - «Attenzione, gli Usa risponderanno in modo significativo se in Venezuela ci saranno attacchi contro i suoi rappresentanti diplomatici, o contro lo stesso Juan Guaidò». Il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Donald Trump, John Bolton, lancia al presidente Nicolas Maduro e ai ranghi dell'esercito che gli sono fedeli un monito via Twitter che estende la minaccia già annunciata da Trump mercoledì scorso, quando aveva detto «tutte le opzioni sono sul tavolo», compresa naturalmente quella di un intervento armato.
 
La specifica si è resa necessaria dopo che i militari fedeli a Maduro avevano iniziato a condurre, alla presenza del presidente, manovre di esercitazione nello stato centrale di Carabobo, lontano dalle grandi città nelle quali le fazioni opposte della popolazione si stanno confrontando nelle strade negli ultimi giorni. Da una parte ci sono gli chavisti che ancora credono nella promessa della rivoluzione bolivarista incarnata da Maduro; dall'altra l'opposizione che contesta, così come fanno la gran parte dei governi mondiali, la validità del voto che ha confermato Maduro alla presidenza per un secondo termine di sei anni. Questa opposizione mercoledì scorso ha espresso la leadership di un presidente alternativo e provvisorio: Juan Guaidò, già capo dell'Assemblea nazionale che Maduro ha esautorato mesi fa. Gli Usa hanno confermato che nonostante lo stato di caos nel quale il Paese si trova, i diplomatici statunitensi resteranno alo loro posto. Maduro, che in un primo momento mercoledì aveva assegnato loro 72 ore di tempo per tornare in patria, ha ora assicurato la protezione dei funzionari per i prossimi trenta giorni. Il presidente si sente isolato e ha detto che è pronto a discutere con tutti, persino con Donald Trump, anche se ritiene che l'opportunità sia quasi impossibile. Il suo problema è che in Venezuela la discussione politica è stata abolita da tempo: lo ha fatto lo stesso Maduro chiudendo il parlamento nel marzo del 10917. Guaidò ha esortato l'esercito a non reprimere chi scende in strada a urlare la voglia di cambiare la conduzione politica del paese. La piazza nei giorni successivi alla rivolta si è mantenuta relativamente calma, e la polizia conta al momento tra i sedici e i venti morti negli scontri. Guaidò ha promesso che ci sarà un'amnistia, sia per i prigionieri politici che Maduro ha fatto incarcerare, che per chi si fosse reso colpevole di crimini nell'esecuzione degli ordini che aveva ricevuto dall'alto. Il provvedimento non riguarderà invece chi uccide degli innocenti, e chi si sarà ostinato a schierarsi contro la costituzione, la quale chiede tra l'altro alle forze politiche di collaborare tra loro per la soluzione dei problemi del paese.La richiesta di una soluzione negoziata è stata proposta congiuntamente da Messico e Uruguay, due paesi in bilico tra la volontà di rispettare la leadership di Maduro, e l'evidenza della catastrofe economica nella quale è piombato il Venezuela. L'inflazione l'ultimo anno è salita del 13.000%, e l'estrazione di petrolio nel paese con i giacimenti più grandi del mondo è dimezzata. Nove su dieci degli abitanti hanno difficoltà a nutrirsi quotidianamente, e la malaria l'anno scorso ha colpito 600.00 persone. Anche Papa Francesco, durante la messa che ha celebrato a Panama City, ha invocato una soluzione giusta e pacifica per la crisi politica in atto. Anche Maduro ha lanciato Guaidò ha incassato ieri il riconoscimento da parte dello stato di Israele, che gli Usa avevano sollecitato con forza, nonostante la rottura diplomatica che separa Gerusalemme da Caracas dal 2009. In Russia invece il portavoce del Kremlino Dimitry Peskov ha smentito che i consulenti militari privati in arrivo a Caracas abbiano legami con il governo di Mosca, anche se i legami tra i due paesi sono profondi e di lunga durata. La Russia ha concesso prestiti di 17 miliardi di dollari durante la presidenza di Cahvez, e poi quella di Maduro. Di questi almeno tre miliardi sono in forniture militari.

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