Venezuela, cronaca di un Paese distrutto: il salario mensile vale 2 dollari

Venerdì 30 Agosto 2019 di Luca Marfé
Due dollari americani per un mese di lavoro.

Un’equazione già di per sé sufficiente a tracciare il profilo di un Venezuela oramai distrutto.

Un salario che non basta nemmeno per comprare un uovo al giorno.
Figurarsi per vivere, per protestare.

E infatti non protesta più nessuno.

Su Caracas e dintorni è calato di nuovo il silenzio.
Dei media, ma soprattutto delle masse.
Di quel popolo tanto decantato da Hugo Chávez e tanto umiliato da Nicolás Maduro che di invadere le strade e le piazze non ha più voglia, non ha più forza e, peggio ancora, ha una paura fottuta.



A fronte di un’economia in frantumi, infatti, l’unica maniera per garantirsi le briciole del sostentamento sono i sussidi statali. Anche quelli ridotti agli avanzi dei minimi termini, ma pur sempre in grado di materializzarsi in qualche pacco di riso o in qualche sacco di farina che in questo preciso momento storico, all’ombra del monte Ávila, equivalgono alla sopravvivenza propria e dei propri figli. Questo senza contare la possibilità di ritorsioni cui il regime tradizionalmente è tutt’altro che estraneo.

Insomma, il rapporto con il dollaro si piega di 120 punti percentuali in un mese, l’inflazione non è più neanche calcolabile, la vita dei venezuelani è da tempo impossibile e della luce in fondo al tunnel socialista, no, non ce n’è alcuna traccia.

Traccia che rimarrà, invece, impressa nella storia di una sorta di capolavoro alla rovescia: quello di uno Stato fallito e del destino dei suoi (ex) abitanti di cui nessuno parla nemmeno più.




«L'unico frigorifero pieno in Venezuela è l'obitorio» © RIPRODUZIONE RISERVATA