Il porta a porta di Potenza: così la Lega ha preso il primo capoluogo del Sud

Martedì 11 Giugno 2019 di Gianni Molinari

Sventola in alto il vessillo di Alberto da Giussano: Potenza, 819 metri sul livello del mare, è il primo capoluogo di regione del Mezzogiorno conquistato dalla Lega di Matteo Salvini.

Per 200 voti su 32.296 votanti (il 54,6% degli elettori, contro il 71,7% del primo turno), Mario Guarente, 35 anni, impiegato, è il nuovo sindaco del capoluogo lucano.

Per Potenza, potrebbe sembrare, una sorta di palingenesi rispetto al Dna della città modellato dai decenni di doroteismo democristiano trasformatosi nel camaleontismo del centrosinistra che proprio nelle elezioni comunali ha offerto le sue migliori performance.

Già cinque anni fa a Potenza vinse al ballottaggio il centrodestra, quello di Fratelli d'Italia e di Dario De Luca, la vittoria dell' anatra zoppa: al sindaco mancava la maggioranza in consiglio e per cinque anni il concorso del Pd e di Articolo 1-Leu (Roberto Speranza, il leader nazionale è potentino) e la raccolta mista di consiglieri ha tenuto in piedi una maggioranza indistinta, sempre in bilico eternamente collegata alla guerriglia interna del Pd.

Vinse un centrodestra senza Forza Italia e, tra le liste collegate, quella di Liberiamo la Città di Mario Guarente che per cinque anni è rimasto all'opposizione.
 
«Perché quella non era la vittoria del centrodestra - rivendica Guarente - ma da quelle elezioni è nato un pasticcio. In cinque anni di opposizione abbiamo costruito un'alternativa credibile e i cittadini ci hanno premiato».

«I 200 voti di scarto e la città divisa? Al primo turno la differenza è stata di novemila voti - rivendica il sindaco - e questa è la vera approvazione dei cittadini».

La vittoria di Guarente non è un fatto casuale e la competizione con Valerio Tramutoli, professore universitario, civico di sinistra che ha rifiutato gli apparentamenti con il centrosinistra (Pd & soci inchiodati al primo turno al 18,5%) ha il comune denominatore della forte discontinuità rispetto ai gruppi dirigenti del passato.

Duecento voti sono all'apparenza un nulla, ma nella divisione tra zone della città si scopre una frattura ben più profonda in un territorio enorme (Potenza ha una superficie di 175 chilometri quadrati e decine di frazioni, Napoli è di 119 kmq, ma il capoluogo campano ha 14 volte la popolazione di quello lucano!): a Guarente vanno i voti di Bucaletto (il 64%), il quartiere dei prefabbricati costruito dopo il terremoto del 1980 e a quasi 40 anni ancora in piedi e che è diventato il cuscinetto dell'emergenza abitativa, e delle contrade (a Giarrossa l'84,5%!), al professore il centro urbano (52%).

Proprio nell'andamento del voto emerge la regia della Lega e del suo uomo forte in Basilicata, il senatore Pasquale Pepe che ha messo in piedi le liste in modo da tenere gli equilibri dei territori presenti (e domenica notte questo ha pagato dove il voto è più organizzato, cioè nelle contrade) e tessuto la tela degli accordi in un centrodestra che in Basilicata ha una naturale propensione al personalismo e che, invece, ha prima retto alle Regionali e poi nel capoluogo. Pepe è stato sindaco di Tolve, un piccolo paese dell'interno noto per il culto di San Rocco e meta di pellegrinaggio di tutti i lucani, poi nella prima fase della giunta De Luca assessore a Potenza. «Due anni fa - ricorda - con Matteo Salvini ho capito che si apriva uno spazio politico che nel Pdl era precluso: la politica ad altezza d'uomo e la cultura dell'impegno dei risultati da garantire ai cittadini».

«A Potenza è andata benissimo - commenta mentre mostra il tweet di Salvini Primo capoluogo al Sud guidato da un sindaco della Lega: anche a #Potenza abbiamo fatto la storia! Grazie!!! - ora ci aspetta la sfida del governo. Perché quello che abbiamo detto lo dobbiamo fare, altrimenti come siamo venuti, con la stessa velocità gli elettori ci rimandano a casa». «Abbiamo vinto - prosegue - perché abbiamo costruito e puntato su una classe dirigente brava e radicata nel territorio che conosce i problemi».

La Lega di Guarente e Pepe è una lega molto lucana: pochi fronzoli, niente cravatte come segno distintivo, porta a porta.

Tramutoli, dal canto suo, è passato dagli 11.034 voti del primo turno ai 16.048 del ballottaggio: alla Regionali si era fermato con il suo movimento Basilicata Possibile al dieci per cento. E già allora sul professore si concentrarono i voti degli scontenti del centrosinistra che lo ritenevano capace di un metodo diverso nel governo pubblico. Gli è mancato lo scatto finale - e ha commesso qualche ingenuità - e soprattutto molti voti del centrosinistra di cui molti esponenti non hanno fatto mistero della preferenza per Guarente. In quello che resta del Pd potentino molti accusano Zingaretti di aver ceduto a Speranza consentendo una candidatura debole, invece, di capire l'onda del civismo di sinistra di Tramutoli e sostenerlo.

Spariti dai radar i Cinquestelle: alle politiche del 2018 erano al 42,33%, alle Regionali di marzo scorso al 19,45; il 26 maggio nell'urna delle europee al 19,50, in quella al lato del comune al 6,49 con un candidato spuntato dal nulla sacrificando sull'altare del bilancino l'unico consigliere comunale uscente, Savino Giannizzari, che per cinque anni ha tenuto il vessillo e altri possibili candidati di maggiore appeal.

Ultimo aggiornamento: 13:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA