Neoborbonici e sovranisti,
la crociata sudista di Cosenza

Lunedì 14 Ottobre 2019 di Generoso Picone
Neoborbonici e sovranisti, la crociata sudista di Cosenza

Dice che fosse dipeso da lui l'avrebbe chiamato Filippo. «Così, per dargli un nome. Poi è stato scelto altro», racconta Pino Aprile appena concluso il suo discorso più volte interrotto dagli applausi entusiasti della platea sul palco del CineTeatro «Aroldo Tieri» di Cosenza. Quaranta minuti d'intervento, aperto dalle canzoni Invincibile di Mimmo Cavallo dedicata a Nelson Mandela e chiuso da Sud di Pietra Montecorvino.
 



Ed ecco che il giornalista e scrittore che da Terroni a Il potere dei vinti, 9 anni di libri best seller, della causa sudista è diventato il paladino e forse qualcosa in più, ha appena presentato e declinato statuti e tesi programmatiche del nuovo movimento meridionale e meridionalista M24A: che sta per Movimento 24 Agosto. Il suo Filippo. Disegnando un pantheon di numi tutelari e padri di saggezza che oltre Mandela l'Invictus comprende l'etiope Aby Ahmed, il neo premio Nobel per la Pace che ha messo fine al conflitto con l'Eritrea, Pietro Mennea, «che dalle strade di campagna della Puglia è diventato esclusivamente con la sua volontà l'uomo più veloce del modo», Amartya Sen, l'economista indiano altro Nobel il quale ha sottolineato come si è ciò che le circostanze concedono di essere, e Michelangelo, che grazie alle circostanze ebbe il marmo di Carrara per i suoi capolavori. Insomma, nessun eccesso di pirotecnia sudista o secessionista. «Io sono come Jessica Rabbit: non sono cattivo, è che mi disegnano così».

 

TRA SOVRANISMO E NOSTALGIA
L'impressione è che la sua tesa moderazione dei toni sia stata funzionale a tenere insieme ogni posizione, dal meridionalismo radicale al sovranismo spinto passando per le istanze neoborboniche e sanfediste e il nostalgismo di un passato spesso inventato. Gli estremismi terronici uno spazio se lo sono comunque preso quando l'ha messa chiara e tonda: «Basta a dare tanto dove c'è già troppo e niente dove manca il necessario. Pretendiamo equità. Se non possiamo stare alla pari, preferiamo stare da soli». Allora l'ovazione è stata fragorosa, totale e per certi versi liberatoria. M24A sarà questo, il movimento dell'ultimatum? «Attenzione, non è un partito», avverte lui, dopo che Paolo Spadafora ha sgomberato il campo: «Non saremo alle prossime elezioni regionali in Calabria». Se non è un partito che cos'è? «Non lo so, non fate domande difficili. Io non ho chiese, sono ateo e non ho mai avuto una tessera di partito. I partiti hanno una risposta su tutto per tutti, qui invece la risposta deve essere di tutti. Tutti chi? Tutte le persone ordinarie che vogliono fare cose straordinarie».

«SUD DEPREDATO»
La cosa straordinaria per eccellenza sarebbe eliminare il divario tra il Nord e il Sud e cancellare quelle politiche definite antropologicamente razziste ai danni del Mezzogiorno che ogni anno dragano dal Meridione 61 miliardi di euro per consegnarli al Settentrione. Mica niente. Poi chiudere definitamente la faccenda del regionalismo differenziato. Quindi creare una rete infrastrutturale decente che non imponga di andare da Bari a Milano per raggiungere in minor tempo i Bronzi di Riace a Reggio Calabria: «Il primo atto sarà la costituzione della società con fini di lucro Ferrovie Pedonali Lucane e avviare la tratta Milano-Matera da percorrere a piedi: al Nord raddoppiano i Tav, qui il treno non hanno avuto ancora il beneficio di vederlo».

Per tentare l'impresa Pino Aprile ha deciso di rompere gli indugi e dalla vastissima comunità che si riconosce nella lettura da lui fornita della storia d'Italia dall'Unità nazionale a oggi un'annessione militare che ha prodotto, con l'eccezione dell'immediato secondo dopoguerra, un costante sfruttamento fino alla poverissima marginalizzazione del Sud da parte del Nord è passato alla costituzione di un movimento. Che presto si è guadagnato consensi: per esempio, sul sito fa mostra di sé il messaggio con fotografia di Jean-Noel Schifano. Altri, assicura, ne verranno.

M24A fa riferimento al 24 agosto non perché nel 79 avanti Cristo in questa data ci sia stata l'eruzione del Vesuvio, ma soltanto perché sabato 24 agosto è stato avviato l'itinerario che ha portato a Cosenza. «Quel giorno eravamo liberi tutti, lo fossimo stati il 23 o il 25 avrebbe un altro nome», precisa Aprile. Dalle Forre brigantesche del Parco della Grancia, nella Brindisi di montagna teatro delle gesta di Carmine Crocco contro garibaldini e soldati piemontesi, alla scuola abbandonata di Scampia, terra di Gomorra, dove giovedì 10 sono state raccolte le firme. «Vorrà dire qualcosa anche il 10 ottobre?», scherza con pizzetto e cappellino che lo hanno somigliare a un volto noto. «È Lenin. Il 10 ottobre 1917 rientrò in Russia per convincere il partito a fare la rivoluzione. Vogliamo dire che il movimento è leninista? Allora perché non qualunquista, dal momento che il 10 ottobre è nato Antonio Albanese, l'interprete di Cetto La Qualunque?».

Aprile ci gioca scafato. In realtà è preoccupato che M23, partito o non partito che sia, possa diventare un taxi per gli opportunisti, per coloro i quali dice provino oggi riciclarsi: ieri leghisti e ora sudisti. Lui è più esplicito: «Sono paraculi».

Ultimo aggiornamento: 17:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA