Scuola, «meglio a lezione». Il drastico calo delle occupazioni

Martedì 3 Dicembre 2019 di Lorena Loiacono Marco Pasqua
Scuola, «meglio a lezione». Il drastico calo delle occupazioni

Quando, domenica scorsa, gli studenti del liceo Virgilio, uno dei più “caldi” della Capitale, hanno convocato l’assemblea che avrebbe dovuto portare all’occupazione, i leader dei “ribelli” sono rimasti delusi: all’appello, infatti, avevano risposto in cento (su un totale di mille alunni). E anche negli ultimi anni, lo stop alle lezioni è stato portato avanti dalla solita minoranza prevaricatrice, che, tra festini e danneggiamenti da decine di migliaia di euro, non è riuscita a convincere il resto del corpo studentesco dell’utilità di quella protesta. Segno dei tempi che cambiano, a Roma, come in altre città: le occupazioni, ormai, hanno perso l’”appeal” di un tempo e il trend è chiaramente in calo. «Sono almeno dimezzate», dicono i presidi, da Milano a Napoli.

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I NUMERI
Nella Capitale, spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio, «si è passati dalle 20/25 scuole occupate ogni anno, alle 10 del 2018, mentre la percentuale potrebbe subire un ulteriore calo nel 2019». Dall’inizio dell’anno scolastico, infatti, gli studenti hanno interrotto le lezioni al Manara, al Ruiz (per poche ore) e al Colonna. All’istituto Caetani, l’occupazione è durata 8 ore: il preside ha subito chiesto l’intervento della polizia e, ieri mattina, la scuola è stata liberata. Del resto, gli esiti di questi blitz sono sotto gli occhi di tutti: danni di varia natura, che poi ricadono inevitabilmente sui giovanissimi che non hanno preso parte alle manifestazioni. E sui social si allarga sempre più il fronte dei contrari: «Ancora che mi parlate di antifascismo, ma prevaricate gli altri studenti, soprattutto i minorenni che ovviamente non hanno mai vissuto quest’esperienza», ha scritto, ieri, un ex studente di via Giulia. «La linea dura è importante – dice Rusconi – E’ fondamentale che i presidi non solo informino le forze dell’ordine, ma chiedano anche lo sgombero della scuola. Solo così è possibile ripristinare la legalità nell’interesse di tutti gli studenti».
 

I tempi sono cambiati, ovunque: il picco si ebbe probabilmente nel 2011 con l’allora ministro all’istruzione Mariastella Gelmini contestata su più fronti per la riforma scolastica mal digerita fin dal primo momento. Da lì in poi il fenomeno, che si sentì fortissimo a Roma, è andato scemando: «I dati degli ultimi anni – spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi - evidenziano un trend chiaramente in calo. Il fenomeno delle occupazioni studentesche sembra almeno dimezzato. I dati definitivi, su quanto avvenuto nell’anno scolastico in corso, li avremo dopo Natale ma se osserviamo quanto accaduto negli ultimi anni possiamo registrare un’evidente diminuzione del fenomeno. Secondo me questo calo è dovuto a una maggiore consapevolezza degli studenti del valore dell’istruzione e della regolarità della frequenza scolastica. Senza contare che la scuola, senza le occupazioni, si mette al riparo dalle spese per eventuali danni provocati nei locali degli istituti».

DA NORD A SUD
E’ così da Nord a Sud, senza alcuna eccezione. A Milano la tendenza è la stessa: «Il calo c’è stato, a partire dal 2010-2011 - spiega dall’Anp Daniela Lazzati, dirigente del “Maggiolini” - non solo sul fronte occupazioni ma anche su quello delle autogestioni. Personalmente cerco sempre di avere un dialogo con i miei studenti, lo scontro non serve: la mia porta per loro è sempre aperta». Dello stesso avviso anche i docenti di Napoli dove le proteste più dure, come l’occupazione, stanno diminuendo: «Da quanto emerge dai rilievi di cronaca – spiega la dirigente scolastica, Luisa Peluso dall’Anp di Napoli – possiamo registrare un calo, come avviene nel resto d’Italia. Un trend che si conferma, quindi, anche qui a Napoli anche se, almeno per scaramanzia, non possiamo prevedere che cosa accadrà nei prossimi mesi».
 

Ultimo aggiornamento: 16:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA