Il palestinese Abu Mazen si affida ai buoni uffici di Papa Francesco: «Contiamo su di lei»

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano  - E' durato 20 minuti in tutto il colloquio privato tra Papa Francesco e il presidente palestinese Abu Mazen, un tempo relativamente breve considerando che il colloquio è avvenuto alla presenza di un sacerdote arabo che traduceva. Al suo arrivo Abu Mazen ha mostrato grande cordialita’ con il pontefice, salutandolo con un
bacio sulla guancia. Della delegazione  palestinese facevano parte 16 membri tra cui ministro esteri, Riya al-Maliki. Abu Mazen ha donato al Papa un dipinto, che, «rappresenta lo spirito della vecchia citta’ di Gerusalemme» ed un libro sulla storia dei rapporti tra Vaticano e la Terra Santa. Il Pontefice ha ricambiato con un medaglione che riproduce la Basilica di San Pietro nel 1600 in bronzo, l’enciclica Laudato si’ e il Messaggio per la Giornata della Pace 2018, del quale ha detto: «ho voluto firmarlo con la data di oggi». «Preghiamo per la pace in questa stagione di Natale», ha commentato Abu Mazen. Alla porta mentre stava uscendo per recarsi alla Prima Loggia dal segretario di Stato Pietro Parolin, Abu Mazen gli ha detto: «Contiamo su di lei». Uno dei temi affrontati riguarda la grande questione di Gerusalemme, tornata d'attualità dopo che gli Usa hanno spostato la loro ambasciata e lo stallo del dialogo con Israele. L'altro grande argomento è la crescita del peso del movimento islamista di Hamas. Proprio in questi giorni è arrivata la notizia del tribunale militare di Gaza che ha condanato alla pena di morte sei persone per avere collaborato con Israele.

Il custode di Terra Santa, padre Pizzaballa in questi giorni è riuscito ad andare a Gaza a trovare la minuscola comunità cattolica. «Calcola che a Gaza, un territorio esteso meno di 400 km quadrati, vivono due milioni di persone. Tutti i cristiani messi insieme non arrivano a mille, i cattolici sono al massimo 200. La situazione è drammatica. In genere l’elettricità arriva in media 5/6 ore al giorno, il sistema fognario è saltato, la disoccupazione è tra il 67 e il 70% e la metà del PIL è data dal lavoro pubblico i cui stipendi, pagati da Abu Mazen, sono tagliati al 50%. Manca la benzina per cui in giro ci sono molti più carretti con somari e cavalli che automobili. La gente vive una chiusura totale che dura oramai da molto tempo, sotto embargo da oltre dieci anni».
Lunedì 3 Dicembre 2018, 15:10 - Ultimo aggiornamento: 03-12-2018 15:12
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