Papa Francesco nella Terra dei Fuochi, il vescovo di Acerra: «Così rinasce la speranza»

Domenica 9 Febbraio 2020 di Pietro Perone
Il Papa nell'epicentro della terra dei fuochi, città simbolo di una distruzione del Creato che va avanti da decenni, territorio in cui sono stati interrati veleni dovunque. Acerra, il paese dove già trent'anni fa nascevano agnelli deformi, con un solo occhio, e dove da troppo tempo si muore di cancro più che altrove. Adulti e tanti, troppi bambini. Qui Francesco arriverà il 24 maggio, attraverserà le strade di una città un tempo agricola e oggi appendice senza volto, e anima, della metropoli. Qui il Papa celebrerà messa, incontrerà i sindaci dell'area e soprattutto alcune famiglie che hanno visto morire i propri piccoli a causa di un tumore. Una visita senza precedenti, non in un capoluogo di regione ma in luogo qualsiasi della provincia napoletana, capitale per la Chiesa delle periferie inquinate del Paese. La decisione del Papa di visitare Acerra nasce il 4 gennaio scorso, quando il vescovo combattente Antonio Di Donna ha incontrato il Pontefice in un'udienza privata.

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Cosa ha detto al Papa?
«Ho illustrato il cammino che stiamo facendo insieme con altre diocesi della Campania. Questa visita è significativa non solo per Acerra, ma per tutto il territorio».

Il 18 aprile, sempre ad Acerra, ci saranno insieme con i vertici della Cei anche i vescovi di tutte le terre dei fuochi d'Italia: perché il Papa ha deciso di venire quasi un mese dopo?
«Anche io avevo pensato che potesse essere quel convegno l'occasione per la presenza di Francesco, ma è stato lui a lanciare l'idea di valorizzare il quinto anniversario dell'enciclica Laudato si'. Mi ha raccontato, infatti, che l'ispirazione per quel documento gli è venuta proprio sorvolando il nostro territorio in elicottero quando si recò in visita a Caserta. Una riflessione a volte più apprezzata dai laici che nel nostro mondo».

Missione in una periferia d'Italia che vive il dramma di un inquinamento senza precedenti spesso nel disinteresse generale.
«Quando al Papa ho raccontato ciò che viviamo l'ho visto molto attento, immedesimato nel nostro dramma. Francesco, che privilegia le periferie, verrà ad Acerra come luogo simbolo di tutte le terre dei fuochi. Purtroppo dobbiamo parlare al plurale dei luoghi in cui si convive con i veleni, visto che secondo il ministero dell'Ambiente sono ben 57 i siti pericolosi d'Italia su cui insistono settanta diocesi: ventisette al Nord, venti al Centro e ventitrè nel Mezzogiorno».

Con l'arrivo di Francesco riparte una speranza che negli ultimi tempi, a causa della latitanza di molti, sembrava un po' affievolita?
«Il Papa per noi credenti viene a confermare la fede e credo che la sua visita rappresenti un messaggio chiaro. Nel sottotitolo del documento ufficiale, in cui si annuncia la giornata, è spiegato che il Pontefice incontrerà le popolazioni della terra della dei fuochi, la nostra gente, quella che sta pagando un prezzo troppo alto rispetto a inadempienze, ritardi, sottovalutazioni che si protraggono da tempo».

Una battaglia, la sua, vissuta troppo spesso in solitudine?
«Francesco viene a stimolarci e a incoraggiare tutti nell'impegno che stiamo portando avanti. Il Papa incontrerà le famiglie che hanno avuto giovani morti per cancro, pronuncerà una parola di conforto e ci darà la forza di continuare a credere in un futuro diverso per questa terra».

Cosa è stato fatto in questi anni e cosa ancora deve essere fatto?
«Abbiamo assistito negli ultimi tempi agli sforzi del ministero dell'Ambiente, visto che Costa conosce bene la situazione, e della Regione. Ci sono finalmente i risultati di una ricognizione compiuta sui terreni inquinati, sappiamo insomma dove sono stati sotterrati i veleni. Sul fronte della prevenzione, aspettiamo il registro dei tumori e il percorso sembra avviato. Restano però troppi punti in sospeso: le bonifiche, i roghi tossici che ancora ci circondano, ma soprattutto l'aria infestata dalle polveri sottili. C'è poi il grande interrogativo dell'inceneritore: ancora oggi non sappiamo cosa brucia e quanta immondizia viene distrutta».

C'è sottovalutazione?
«Come Chiesa vogliamo che ci sia un dialogo costante con tutti i soggetti interessati, a cominciare dalle istituzioni ma talvolta si ha la sensazione che qualcuno continua a pensare che c'è chi esagera o che non sia addirittura tutto falso. Voglio utilizzare un'espressione di monsignor Spinillo, vescovo di Aversa: da una parte c'è il negazionismo; dall'altra c'è un certo allarmismo, in mezzo prevale l'immobilismo. Ci sarà pure un'alternativa? Riconosco che non esiste solo la nostra terra dei fuochi, ma è certo che qui si continua a morire più che altrove».

Cosa si attende dopo il 24 maggio? La rinascita di una speranza e con essa una mobilitazione che da un po' di tempo appare spenta?
«La presenza del Papa sarà per noi un punto di riferimento anche in futuro e non è poco in una terra che finora è stata troppo spesso dimenticata. Mi attendo un nuovo impegno da chi nella terra dei fuochi vive e anche da parte della Chiesa. Non si può negare che i temi contenuti nella Laudato si' non sono passati del tutto nella predicazione delle parrocchie e nei cammini ordinari che compiamo».

Si è sentito solo?
«Per il 18 aprile sono stati invitati ad Acerra 70 vescovi delle terre dei fuochi d'Italia e sarà questo un altro tassello importante affinché cresca l'interesse verso la tragedia che viviamo non soltanto ad Acerra. A Vicenza, una delle zone maggiormente produttive e ricche del Paese, c'è il problema dell'acqua inquinata, nel frusinate chiedono controlli nella Valle del Sacco e così via. Acerra è un luogo simbolo, e forse anche quello che paga uno dei prezzi più alti, ma l'avvelenamento dei nostri territori è ormai un'emergenza nazionale».  Ultimo aggiornamento: 15:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA