San Pietro, sale sull'altare e lancia un candelabro: arrestato un cinquantenne

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Un uomo questa mattina è entrato nella basilica di San Pietro, è salito sull'altare principale, sotto il baldacchino del Bernini, e ha gettato a terra un candelabro. Italiano, 50 anni, proveniente, secondo quanto si apprende, dalla cittadina del litorale di Santa Marinella, era già stato fermato nei giorni scorsi fuori dalla basilica dalle forze dell'ordine perché aveva dato segni di squilibrio. Fermato prima dalla gendarmeria vaticana e poi affidato alla polizia italiana, l'uomo, che risulterebbe senza precedenti penali, è stato arrestato dalla polizia per danneggiamento aggravato.  Non chiarissima la dinamica del gesto: qualcuno lo avrebbe visto scagliare un crocifisso, altri appunto gettare a terra il candelabro.

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Non è la prima volta che la basilica e il Vaticano sono al centro di gesti sconsiderati e senza una vera motivazione. Meno di un mese fa un cittadino iracheno richiedente protezione internazionale, in evidente stato di agitazione, aveva minacciato di darsi fuoco con un accendino a piazza Pio XII, proprio davanti al colonnato di San Pietro. L'uomo, secondo quanto si era appreso, aveva pronunciato frasi sconnesse tra cui Allah akbar. Ma la polizia lo ha fermato in pochi minuti.

Nel 2016 un uomo, dopo aver superato tranquillamente i controlli d'accesso in basilica, era entrato e si era completamente spogliato. Anche in quel caso fu rapido l'intervento degli addetti alla sicurezza; poi il ricovero al reparto di psichiatria del vicino ospedale Santo Spirito. L'autore del gesto era un senza fissa dimora che viveva nella zona del Vaticano. Qualche anno prima un uomo di nazionalità rumena era invece salito sul colonnato e aveva dato fuoco alle pagine di un libro; poi si convinse a scendere
scortato dagli uomini della gendarmeria.

Ma il gesto più eclatante resta quello del 21 maggio 1972, quando un geologo australiano trentaquattrenne di origini ungheresi, eludendo la sorveglianza, riuscì a colpire con un martello la Pietà di Michelangelo per quindici volte in pochi secondi, prima che fosse afferrato e reso inoffensivo. La Pietà subì danni molto seri, e l'autore dello sfregio, riconosciuto infermo di mente, fu rinchiuso in un manicomio italiano fino al 1975, quando fu rimpatriato in Australia. Da allora la Pietà è protetta da una speciale parete di cristallo antiproiettile.
Mercoledì 4 Settembre 2019, 18:24 - Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 17:18
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