Scandalo pedofilia in Vaticano: «Ratzinger? Mai letto il memoriale di Viganò»

Venerdì 31 Agosto 2018 di Franca Giansoldati

CITTÀ DEL VATICANO - Volano gli stracci in Vaticano. Da una parte i supporter dell'ex nunzio, Carlo Maria Viganò - che ha chiesto le dimissioni papali mettendo il dito nella piaga degli abusi e delle coperture ai piani alti della Chiesa-, e dall'altra i supporter di Papa Francesco. Una guerra mediatica senza quartiere che al momento non offre la possibilità a nessuno di parare i colpi bassi. E' persino dovuto intervenire il Papa Emerito, tramite il suo segretario personale, monsignor Georg Gaenswein, per smentire categoricamente un coinvolgimento (diretto e indiretto) di Ratzinger in questa brutta vicenda. «Egli non ha mai visto il memoriale pubblicato, non lo ha mai letto e nemmeno lo ha avallato. Sono tutte balle».
 
Evidentemente negli Stati Uniti dove si sta giocando la partita più grossa sugli abusi e dove l'inchiesta governativa iniziata dalla Pennsylvania si sta allargando in altri stati per verificare l'estensione del fenomeno degli insabbiamenti e delle relative coperture vaticane - qualcuno aveva persino provato a trascinare dentro con tutta la sua autorevolezza anche il pontefice emerito. Il tentativo è stato stoppato ed è stato eretto un muro a tutela del teologo bavarese. Da parte sua non c'è nessun coinvolgimento. Nel frattempo il segretario di Stato, Pietro Parolin esprimendo dolore di fronte a queste accuse, ha manifestato la «speranza che tutti da ora in poi lavoreranno nella ricerca della verità e dell'unità». E' poi sembrano minimizzare aggiungendo che la situazione «non è per nulla preoccupante». Parolin interpellato da Vatican Insider ha precisato di non voler entrare nei dettagli del memoriale e dare risposte, esattamente come ha fatto anche Francesco. «Ripeto ciò che ha detto il Papa: leggetelo voi e fatevi un vostro giudizio. Il testo parla da sé». Eppure la lettera dell'arcivescovo Viganò, pubblicata tra il 25 e il 26 agosto in cui chiede la rinuncia papale si sta rivelando una bomba per i cattolici di tutto il mondo, lasciando integre sul terreno due domande difficilmente eludibili. La prima: come è stato possibile che l'ex cardinale Theodore McCarrick sia stato fatto prima arcivescovo di Washington e poi cardinale da Giovanni Paolo II, visto che era noto a tutti del brutto vizio di portarsi a letto i seminaristi nella sua casa al mare? Seconda domanda: perché McCarrick è sempre rimasto al suo posto se Papa Ratzinger lo aveva punito, relegandolo ad una vita privata? Infine c'è una terza domanda emersa nel frattempo e che ha a che fare con il livello di corruzione dentro al Vaticano, emerso durante l'inchiesta di Vatileaks ma poi lasciato cadere: come è possibile che un funzionario dei Musei Vaticani sia ancora al suo posto quando c'erano pronte due sentenze di condanna e doveva essere licenziato? In questa guerra mediatica è stato riesumato un vecchio filmato di monsignor Viganò, risalente al 2012, quando era ancora negli Usa come nunzio. Ad una cerimonia di gala a Manhattan, lui stesso dava il benvenuto al cardinale McCarrick per consegnargli una medaglia con le Chiavi di San Pietro. Un particolare non indifferente visto che Viganò ha chiesto a Francesco di dimettersi proprio per non aver applicato subito le sanzioni canoniche che Benedetto XVI aveva emesso contro l'ex porporato statunitense, attualmente accusato di abusi sessuali e che sarebbe stato espulso dal collegio cardinalizio solo cinque anni dopo. Forse non saranno le testimonianze personali, come quella dell'ex nunzio Viganò, a offrire una risposta credibile per la Chiesa. In questi giorni il presidente della Conferenza episcopale Usa, il cardinale DiNardo, ha avanzato una idea: solo un'indagine indipendente, della quale faccia parte una commissione di laici, potrà chiarire la verità e restituire la credibilità ad un sistema che non sa rigenerarsi al suo interno. Chissà se in questo dibattito a qualcuno è venuto in mente la frase evangelica: «la verità vi farà liberi».

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