Omicidio Diabolik, l'accusa della Procura: «Con la camorra dagli anni '90»

Domenica 26 Aprile 2020 di Giuseppe Scarpa
Omicidio Diabolik, l'accusa della Procura: «Con la camorra dagli anni '90»

È un rapporto che inizia nel 1992, quello tra Fabrizio Piscitelli e la camorra. Un legame che, forse, si è interrotto bruscamente l’estate scorsa. Diabolik, 26 anni, è un giovanissimo ultras alla testa degli Irriducibili. Siede tra gli spalti della curva Nord dell’Olimpico e nel frattempo stringe legami con Gennaro Senese, esponente di spicco della mafia campana. Gennaro è il fratello di Michele Senese, ribattezzato ‘o pazzo, trapiantato a Roma in piena guerra di camorra a metà anni Ottanta, quando a Napoli il sangue scorre a fiumi tra la Nco di Raffaele Cutolo e la nuova famiglia di Carmine Alfieri. I Senese, legati a quest’ultimo, virano su Roma, mettono le radici e fondano un loro clan. A caccia di figure di prestigio, i Senese, nei primi anni Novanta individuano in Piscitelli un uomo di cui potersi fidare: Diabolik è «il principale riferimento sulla Capitale», annota il Gico della Guardia di Finanza nell’informativa finale dell’inchiesta che ha portato alla luce il summit mafioso del 13 dicembre 2017 a Grottaferrata, al ristorante l’Oliveto.

Sparatoria a Roma: cognato di Roberto Spada gambizzato a Ostia

Il pranzo della “pace” in cui sedeva Piscitelli nella veste di ambasciatore di Marco Esposito, affiancato dall’avvocato Lucia Gargano (ai domicliari). Dall’altra parte del tavolo sedeva un altro pezzo grosso della mala romana, Salvatore Casamonica rappresentante degli Spada, clan decimato dagli arresti e che rischiava di essere spazzato via dal gruppo di Esposito, soprannominato Barboncino, a sua volta legato ai Triassi. I Triassi altra famiglia storica del crimine che nel 2007, nel litorale romano, aveva accettato un pace sconveniente per non rimetterci la pelle di fronte all’ascesa irresistibile degli Spada. Una pax mal sopportata dai Triassi il cui grande regista era stato, appunto, ‘o Pazzo. Ed è sotto l’ala protettiva di Michele Senese ( in carcere dal 2015) che cresce in prestigio Diabolik, di certo non poteva fargli da padrino Gennaro Senese, ucciso nel 1997 in un palazzone di via Cornelio Sisenna, sulla Casilina.

Piscitelli prosegue il suo apprendistato nel grande crimine inanellando una serie di reati. Nel 2006 l’arrestano per estorsione aggravata nei confronti del patron della Lazio Claudio Lotito, nel 2013 per traffico internazionale di stupefacenti e poi a novembre del 2019 le manette sarebbero dovute arrivare perché Diabolik (per la procura) era diventato un boss, al vertice di un’organizzazione criminale che riforniva di droga Roma, insieme al socio Fabrizio Fabietti. Ma che Piscitelli avesse già incassato i gradi di grande ufficiale del crimine era cosa già nota nella malavita italiana. Nessuno senza quel grado si sarebbe potuto sedere al tavolo della pax mafiosa per decidere i destini della malavita a Ostia che muove droga, armi e milioni di euro. Resta allora un rebus che probabilmente verrà svelato a breve il motivo per il quale Fabrizio Piscitelli a 53 anni, e da 27 anni vicino ai Senese, sia stato assassinato, lo scorso 7 agosto, da un killer travestito da runner al parco degli Acquedotti, una zona storicamente controllata dalla mafia campana. 

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