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Anna, lo strazio della madre
«L'avete fatta ammazzare»

Domenica 6 Marzo 2022 di Carmen Incisivo
Anna, lo strazio della madre «L'avete fatta ammazzare»

«Vergogna, avete fatto ammazzare mia figlia». «Anna, Anna mia, io come faccio senza Anna mia, ridatemi Anna mia». Sono strazianti le parole, pronunciate come litanie, con gli occhi vuoti e nemmeno un goccio di sangue che scorre nelle vene, dai genitori di Anna Borsa. Ettore e Fortuna sono ridotti a due cenci, in mezzo a loro c'è il figlio Vincenzo, aiutato dai parenti e a sua volta distrutto dal dolore. Vincenzo, che a fatica pesca la forza chissà dove per i suoi genitori, per tenerli in piedi, per provare a consolarli, per arrivare fino in fondo al giorno più brutto, quello della separazione definitiva dalla ragazza dagli occhi color del cielo, spenti per sempre dalla mano assassina dell'uomo che diceva d'amarla.

L'arrivo del feretro di Anna alla chiesa di Mariconda è uno schiaffo che scuote tutti: la bara bianca issata al cielo sveglia i presenti dal torpore del dolore, della rabbia e dell'incredulità. Parte un applauso, le lacrime, invece, non hanno mai smesso di scorrere.

Anna arriva in chiesa alle 11 in punto, è lungo il corteo che l'accompagna nei luoghi che l'hanno vista crescere, nel cuore di Mariconda, il quartiere della sua famiglia, della sua infanzia e, purtroppo, dell'ultimo saluto alla sua vita terrena. In centinaia, incuranti della pioggia battente, si sono recati in chiesa per tributare un saluto all'ennesima vittima della furia cieca di uomini barbari. Le mani toccano il feretro, la folla s'assiepa dove può: è in quel momento che Anna diventa figlia, amica, sorella, nipote di tutti. È un lutto di comunità quello in cui si cristallizza il tempo del dolore per una tragica e ingiusta fine. Presenti anche il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e i sindaci di Salerno e Pontecagnano, Enzo Napoli e Giuseppe Lanzara. «È stato un atto di barbarie che colpisce tutta la nostra comunità. Di fronte a questi episodi non ci sono parole ma solo il dolore di una famiglia e la testimonianza di vicinanza che noi possiamo infondere a loro». A celebrare la messa è don Angelo Barra che comincia il rito funebre dando lettura del messaggio del vescovo Andrea Bellandi: «Tutte le volte che una persona giovane ci lascia prematuramente ciò è fonte di immenso dolore, ma lo è ancora di più quando la morte è dovuta all'atto criminale di una persona, ancora di più quando questa persona, irragionevolmente e sconsideratamente, professava un presunto sentimento di amore. Ma l'amore, certamente, è realtà totalmente diversa da questo: è fatto di rispetto per la libertà e la vita dell'altro, non di pretesa, di violenza, di morte».

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Nel corso della funzione, don Angelo invita tutti «al silenzio, alla pacatezza ed alla compostezza per evitare di aggiungere altro dolore». Toccante il messaggio del parroco di Pontecagnano, don Antonio Pisani: «Ci mancherà quando guarderemo in via Tevere - dice commosso - ci mancheranno quegli occhi che esprimevano grandezza di cuore e d'anima. Ai giovani dico non facciamoci vincere da odio, rancore e droga, ma guardiamo il mondo con occhi chiari di Anna, per migliorarlo». L'uscita dalla chiesa e la ripartenza verso il cimitero è contraddistinta dal lancio di palloncini bianchi, palloncini a cui erano legate le foto e il nome di Anna, come a volerla accompagnare verso il paradiso, il luogo nel quale potrà riposare al riparo dalla mano che invece di accarezzarla e poi lasciarla andare verso la sua felicità, ha premuto il grilletto che ha innescato l'incubo. Papà Ettore è un fiume in piena: parla con lo sguardo perso nel vuoto, dice che la figlia è bella e che gliel'hanno ammazzata, che la colpa è di chi non l'ha tutelata, di chi non ha potuto prendere in carico il grido d'allarme, disperato, proveniente da una famiglia che vedeva una giovane donna in imminente pericolo. Lo dice papà Ettore ma da giorni lo ripetono tutti: la mamma, il fratello, i familiari, le colleghe e le amiche, quelle vecchie e quelle nuove. Era una tragedia annunciata ma nessuno l'ha impedita. Perché ciò avvenga, per la legge italiana, è la vittima a dover denunciare ma oggi, legittimamente, ci si chiede se questa cosa abbia davvero senso in situazioni come quelle di Anna Borsa in cui la paura, la pietà, la bontà d'animo annacquano la sensazione di pericolo aprendo la strada al peggio. Una cosa è certa, come recita lo striscione affisso dagli amici davanti alla chiesa, ora gli occhi di Anna brilleranno tra le stelle.
 

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