Capolarato, al via il processo:
«Mi hanno dato soldi per le primarie»

di Angela Trocini

Caporalato e primarie ad Eboli, sfilano i primi testimoni davanti ai giudici della Corte di assise di Salerno. E stamattina, tra gli immigrati sentiti e che furono ridotti in schiavitù in quanto sottoposti - secondo le accuse degli inquirenti - ad un regime di totale sfruttamento, uno dei testimoni ha confermato di aver votato per «delle elezioni in cui si pagava uno o due euro».. Di più il teste non ha saputo raccontare non sapendo nè per cosa nè per chi avrebbe votato tra il 2013 e il 2014. Il processo che si sta celebrando in assise è a carico di una decina di imputati, tra italiani e stranieri, accusati di corruzione (come un ex responsabile dell'ufficio anagrafe al Comune di Eboli) che - secondo le accuse - avrebbe fornito all'organizzazione che gestiva la tratta di stranieri certificati di residenza, carte d'identità o attestati di iscrizione anagrafica che avrebbero consentito ai romeni sfruttati di vivere e lavorare in Italia. In cambio riceveva piccole regalie ma soprattutto otteneva che i romeni andassero a votare alle primarie indette nel 2013 e 2014 per l'elezione dei segretari nazionale e regionale. Per poi spendere tale interessamento in favore del figlio che voleva far candidare alle comunali del 2015. A gestire la tratta, invece, e quindi accusati di riduzione in servitù, il titolare e il gestore del camping dove vivevano i romeni che per la procura salerninata erano addirittura segregati. Oltre tutta una serie di collaboratori e caporali.
Giovedì 7 Febbraio 2019, 20:28 - Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 11:40
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP