Coronavirus, protesta a Salerno:
«De Luca tiranno, genera catastrofi»

Domenica 25 Ottobre 2020 di Barbara Cangiano

Guerriglia urbana e regia criminale sono due delle definizioni che nelle ultime ore si sono sprecate per condannare la protesta napoletana nei confronti del lockdown annunciato, nel pomeriggio di venerdì, dal presidente della Regione Vincenzo De Luca. Proteste che non sono mancate anche a Salerno, dove però le manifestazioni di piazza ed i cortei non hanno registrato nessuno scontro. 

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«La differenza sta nei numeri – taglia corto Umberto Russo del King’s Cross – Noi eravamo in duecento, loro un migliaio e passa. È evidente che la possibilità di contare più teste calde cresce. La matrice è la stessa: la fame, il terrore di non poter più alzare la saracinesca dopo un ulteriore periodo di fermo. Quanto è accaduto e continuerà ad accadere deve indurre il Governo a rendersi conto che gli equilibri si sono rotti e che le persone, tutte, sono stanche di essere prese in giro. Ultima considerazione: quando in Francia la gente scende in piazza con violenza per rivendicare i propri diritti, li battezziamo eroi. Se lo fanno i napoletani, sono camorristi. Qualcosa non torna». Emilio Manzi, titolare della pizzeria Il Duca, è napoletano ed è tra i promotori del corteo che venerdì notte ha sfilato da piazza Amendola per tutto il centro storico.

«Andremo avanti. Il prossimo appuntamento è per questa sera. La violenza è sempre da condannare – ammette – ma non giudico i colleghi di Napoli che hanno avuto reazioni più estreme delle nostre. Chi spara sentenze senza mettersi nei loro panni sbaglia». In piazza Sabrina Prisco dell’Osteria dei Canali non è scesa, «ma era tutto già letto – sbotta – Sentire i proclami di De Luca che con il solito piglio da tiranno prefigura catastrofi ha scatenato il putiferio. In ogni caso, i commercianti napoletani, finiti in un calderone indefinito di ultras e teste calde, con le loro legittime rivendicazioni, hanno fatto il suo gioco. Quanto al lockdown sono semplicemente basita: abbiamo fatto investimenti importanti per mettere le nostre strutture in sicurezza e ora, dopo otto mesi di incapacità politica e gestionale e di controlli assenti, dobbiamo tornare ai domiciliari». Anche senza lacrimogeni e bombe carta, la rabbia dei salernitani cresce insieme alla tensione: «La chiusura è una tragedia, dopo conteremo i morti e i feriti. Non sono una facinorosa, ma ho preso parte al corteo e lo farò ancora. Quanto ai fatti di Napoli, ritengo che sia lo specchio del livore che ormai covano i cittadini tutti, stanchi di sottostare ad imposizioni calate dall’alto e dopo mesi in cui si è fatto finta di non vedere, senza attuare il minimo controllo».

Ultimo aggiornamento: 09:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA