Frode fiscale nel Salernitano,
nei guai commercialista

Mercoledì 11 Agosto 2021 di Pasquale Sorrentino
Frode fiscale nel Salernitano, nei guai commercialista

Un commercialista di Sala Consilina, due imprenditori residenti nel Vallo di Diano e una donna di nazionalità bulgara senza fissa dimora sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza ed è scattato un sequestro per circa un milione e mezzo. Il tutto per reati di natura tributaria tra aziende fittizie, teste di legno e raggiri per ingannare il Fisco. L’indagine è stata portata avanti dalle Fiamme gialle della Tenenza di Sala Consilina, sulla base delle anomalie emerse in ordine alla posizione fiscale di alcune imprese del Vallo di Diano, la cui contabilità era tenuta dal medesimo commercialista, di Sala Consilina, già noto agli inquirenti per aver già «aiutato» propri clienti a sottrarsi al pagamento delle imposte, mediante artifizi contabili. Nel corso degli approfondimenti, è stato ricostruito, invero, un «giro» d’affari ancora più ampio. Il professionista, infatti, - secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine - aveva recentemente costituito una società, formalmente intestata a una donna bulgara. Si tratta per i finanzieri di una «testa di legno» peraltro senza fissa dimora. La donna - stando ai documenti - aveva sotto la sua guida, attraverso la stipula di finti contratti di somministrazione della manodopera, tutte le incombenze amministrative connesse ai rapporti di lavoro dei dipendenti di un’impresa di smaltimento dei rifiuti del Vallo di Diano. Con questa pratica fraudolenta, gli oneri contributivi e previdenziali ricadevano alla società neocostituita. Uno schermo societario che in ogni caso compensava i debiti con l’Erario mediante l’utilizzo di falsi crediti d’imposta. Sotto la guida «tecnica» del commercialista, venivano adoperati anche ulteriori escamotage, così da risolvere contabilmente i «problemi» con il Fisco dell’impresa realmente operativa. In sostanza, quest’ultima, avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti emesse dalla società «cuscinetto», documentava sistematicamente costi mai sostenuti, grazie ai quali poteva abbattere le proprie esposizioni debitorie verso lo Stato. Accertato il complessivo meccanismo di frode, quantificato dagli investigatori della Guardia di Finanza in circa 1,4 milioni di euro, il Gip del Tribunale di Lagonegro ha disposto il sequestro preventivo di beni riconducibili ai quattro indagati e alle due società coinvolte, dello stesso importo, così da garantire il pagamento dei debiti insoluti. Al termine delle perquisizioni, sono stati così sottoposti a vincolo cautelare quattro immobili, nonché quote societarie e liquidità sui conti correnti. I responsabili sono ora chiamati a rispondere degli illeciti penali-tributari configurati a loro carico.

 

Ultimo aggiornamento: 09:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA