Boccia al Campus di Salerno:
«Il Sud punti di più su Industria 4.0»

Martedì 19 Novembre 2019 di Barbara Landi
«Industria 4.0 non è un incentivo, è una linea di direzione di politica industriale del Paese. Dobbiamo puntare, come Paese, ad un’industria ad alto valore aggiunto, ad alta intensità di produttività, ad alta intensità di investimenti»: esordisce così il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, durante il tavolo di confronto interistituzionale sviluppato dall'università di Salerno su innovazione tecnologica e società, insieme al neo rettore Vincenzo Loia e al ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano. «Industria 4.0 è questo, ovvero usare la leva fiscale per agevolare investimenti su questa linea in un Paese che non ha materie prime e fonti energetiche e che deve mantenere la posizione di seconda manifattura d’Europa e deve ricostruire, attraverso la questione industriale, un grande elemento di coesione del Paese. Lo ricordiamo spesso che il nostro primo articolo della Costituzione cita che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; qualche anno successivo, era ancora il Dopoguerra, un presidente di Confindustria di nome Costanz e un segretario generale della Cgil di nome Di Vittorio coniarono la frase “prima le fabbriche e poi le case”. Occorreva ricostruire il Paese. Perché prima le fabbriche? Perché sono il luogo del lavoro e il lavoro è il primo articolo della Costituzione, il vero fattore di coesione del Paese. Ripartire da questo modello significa ricostruire un’identità forte e una coesione importante per ridurre i divari tra territori e persone all’interno del Paese». 
 

Sud determinante nell'ottica dell'autonomia differenziata. «A parte l’autonomia, serve una politica che punti all’incremento del lavoro, quella che abbiamo definito una politica dei fini - insiste Boccia - Occorre immaginare come incrementare il lavoro. Per esempio ci sono oltre 60 miliardi di euro di risorse già stanziate e non spese per attivare cantieri per opere pubbliche superiori a 100milioni significa incrementare l’occupazione, attivare cantieri, collegare territori e includere persone. All’interno di questo, si può costruire un’idea di identità nazionale e di coesione partendo dal lavoro. La logica dell’autonomia, se viene fatta in un senso di responsabilità, si può realizzare un Paese più forte e più competitivo».

E sul governo Conte bis avverte: «Il conflitto non fa bene mai a nessuno, non fa bene al governo del Paese e crea ansia a livello di economia e dei cittani. È una domanda da rivolgere ai componenti del governo e non a me. Dovrebbero ragionare più da governo e meno da governo e opposizione al loro interno. Non aiuta nessuno. Non si capisce nemmeno a volte in quale direzione vogliamo andare. Il Paese deve avere un’unica direzione. Per noi una grande missione: quella dell’incremento dell’occupazione. Su questo chi governa il Paese dovrebbe avere un grande senso di responsabilità e definire una politica dei fini come una finanziaria di medio termine e individuando risorse per attivare questo elemento che è lavoro, occupazione, giovani».
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