Influenza, casi in crescita: il picco a fine mese, a rischio nonni e nipoti

Domenica 12 Gennaio 2020
Influenza, casi in crescita il picco a fine mese: a rischio nonni e nipoti

Bambini a letto con la febbre, adulti che affollano le farmacie e anziani in attesa per ore nei pronto soccorso. L'influenza non ha ancora raggiunto il picco, eppure come ogni anno la gestione dei sintomi virali mette a dura prova il sistema sanitario, già in affanno per la carenza di medici e per una rete assistenziale domiciliare non sempre attiva. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità nella prima settimana del 2020, il numero di casi stimati è pari a circa 286 mila, per un totale, dall'inizio della sorveglianza, di circa 1 milione 877mila casi. O forse anche di più.

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Visto che, come si legge nel Rapporto epidemiologico InfluNet (Rete italiana sorveglianza influenza), l'incidenza osservata in alcune regioni è fortemente influenzata dal ristretto numero di medici e pediatri che hanno inviato, al momento, i loro dati. Dopo il lieve calo registrato nella settimana precedente, il numero di casi di sindrome simil-influenzale è dunque aumentato. A ritrovarsi febbricitanti e con la tosse, sono soprattutto giovani adulti e anziani. La chiusura delle scuole, nel periodo delle festività natalizie, ha graziato seppur temporaneamente i bambini e i ragazzi sotto i quindici anni. Secondo l'Iss, in Italia l'incidenza totale è comunque pari a 4,7 casi per mille assistiti. Se si tratta di bambini nella fascia tra 0 e 4 anni l'incidenza invece sale a 10,37. Tra i 5 e i 14 anni tocca invece i 4,75, sale lievemente a 4,97 tra i 15 e i 64 e tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni tocca i 2,78 per mille assistiti.

Le regioni maggiormente colpite sono Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Campania. «La curva epidemica dell'influenza - spiega Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto- sta più o meno ricalcando quella dello scorso anno». I numeri sono dunque destinati a salire. «Per il momento siamo al di sotto dei casi del 2018. Fare previsioni è sempre abbastanza difficile, però credo - aggiunge - che dovremmo aspettarci una fase di crescita nelle prossime due, tre settimane. Attenzione, dunque, ai bambini al di sotto dei 5 anni, che «non hanno anticorpi, per cui si ammalano di più. E a chi rischia maggiori complicanze, ossia le persone anziane». Che, del resto, spesso scelgono di non vaccinarsi. Secondo l'ultimo rapporto Eurostat, infatti, in Italia la vaccinazione antinfluenzale negli over 65 è scesa al 52%, il 10 per cento in meno rispetto al 2012. Troppo poco, se si considera che l'obiettivo minimo secondo il Ministero della Salute per ridurre significativamente morbosità, complicanze e mortalità per influenza è pari al 75%, quello ottimale al 95%.

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«Gli anziani li vacciniamo non per proteggere gli altri ma per proteggere se stessi - ribadisce Rezza -. Appartengono infatti alle categorie a rischio, hanno spesso malattie croniche e con l'influenza sono più a rischio di complicanze. Purtroppo, un anziano su due tende a non vaccinarsi». La prevenzione, infatti, è spesso sottovalutata. «I medici di base compiono grossi sforzi per convincere gli anziani a fare il vaccino - assicura ancora Rezza -, ci però sono quelli che hanno molto successo e altri invece no». Copertura vaccinale a parte, visto che il virus dell'influenza si può trasmettere attraverso le gocce di saliva, ma anche tramite il contatto con mani contaminate dalle secrezione respiratorie, per ridurre il contagio il Ministero della Salute raccomanda di lavare regolarmente le mani per 40-60 secondi, specialmente dopo aver tossito o starnutito e poi asciugarle correttamente. In assenza di acqua è possibile usare i disinfettanti a base alcolica.

Se si starnutisce o tossisce, occorre sempre coprire bocca e naso, con fazzoletti monouso. E' necessario poi mantenere la distanza di almeno un metro da chi presenta sintomi influenzali, ed evitare se possibile posti affollati. In ogni caso, evitare sempre di toccarsi occhi, naso o bocca. «Occorre rivolgersi al medico di famiglia se si ha la febbre - raccomanda Rezza - perché se è molto elevata e dura più a lungo c'è sempre il rischio di complicanze batteriche».
 

Ultimo aggiornamento: 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA