L'attrice Paola Minaccioni: «Dal gomito alla spalla quel fastidio che cammina. E' il mio coach esistenziale»

Giovedì 11 Febbraio 2021 di Paola Minaccioni
L'attrice Paola Minaccioni

La donna è mobile, il doloretto pure. Mi muovo, da sempre. Lo sport ti forma la testa, il carattere, t’insegna ad affrontare le cose. In ogni periodo dell’anno, pratico la ginnastica, la corsa, lo yoga e alterno varie discipline. Non è tanto una “fissa” anti-invecchiamento quanto uno stile di vita, ci sono caduta dentro da piccola come Obelix con la pallavolo alle medie, che poi è diventata attività agonistica per anni. Volevo essere Mimì Ayuhara (vedi: anime giapponesi anni 90). Per anni mi sono rotolata sull’asfalto di qualche campo periferico di pallavolo all’aperto col freddo o col sole a picco, in qualche polisportiva di Roma. Sbucciature, mani ghiacce, lividi, storte alle caviglie, gonfiori al ginocchio erano all’ordine del giorno. Si susseguivano veloci, cambiavano, sparivano. Con mia grande sorpresa, il mio primo doloretto “stabile” è arrivato con lo yoga.

Praticando l’Ashtanga yoga, mi sono ritrovata un doloretto al gomito, uno strano doloretto, un’infiammazione fissa che mi ha accompagnato per almeno un anno. La disciplina dell’Ashtanga t’insegna che devi andare dentro alla tua tensione, praticarci sopra, respirare profondamente nel tuo disagio, nel tuo dolore, e respirare. Mandare aria proprio lì dove si focalizza il tuo problema. E rilassarti. Curare con la calma del respiro. T’insegna la pazienza, t’insegna ad affrontare le cose. A non mollare. T’insegna, che il tuo corpo si modifica e si bilancia, cerca strani equilibri e che il tuo equilibrio fisico corrisponde a quello mentale. Te lo insegna mentre ti fai un bel mazzo, eh. Così seguendo le antiche regole dell’Ashtanga yoga ho superato il mio doloretto al gomito e lui è sparito. Il fatto è che dopo, ne è arrivato un altro. Anzi, è sempre lui! Il mio doloretto si muove, si sposta, si nasconde tra i meandri delle mie tensioni e dei miei desideri. È passato alla spalla.

Facendo più ginnastica che yoga è arrivato sotto forma di doloretto articolare, di quelli che te li ritrovi mentre sotto la doccia canticchi allegramente, ti passi la spugna con la mano destra sul retro della spalla sinistra e scopri che lui è tornato. E lanci un urlo che i tuoi vicini chiamano la polizia. Ma tu respiri, facendo entrare l’acqua calda nel naso, dai il bentornato al tuo doloretto cercando di non affogarti nella doccia. Un altro anno è passato col doloretto nella spalla, un anno in cui la mia spalla sinistra era sempre decisamente meno pulita della destra. Poi ha preso confidenza ed è sceso di brutto. Attualmente, ha un appartamento ai piani bassi, un open space, zona bacino, affaccio sull’anca. La zona gli piace molto perché è vasta e allora si diverte a farmi gli scherzi. Prima credevo fosse un doloretto articolare, poi mi ha portato a pensare a una contrattura muscolare, poi a un’infiammazione del nervo sciatico. Si camuffa mi confonde le idee. Io mi muovo e lui si muove. Ci sarebbe un sistema per togliere la possibilità al mio doloretto di stare lì a fare il grillo parlante del mio corpo: potrei stare ferma e non avere doloretti, è vero. Ma sarebbe una noia mortale. Il mio doloretto insomma è una specie di coach esistenziale ti dice: «Ehi sono il tuo doloretto, puoi decidere di vedermi come un aiuto o come un problema». Questo è il tuo segreto, doloretto? Ora si sta spostando nel collo, erano anni che faceva l’occhiolino alla mia cervicale.

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