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Vaiolo delle scimmie, incontri hot organizzati in chat: così Padova è diventata il cluster più grande d'Italia

Le diagnosi di vaiolo delle scimmie sono state accertate dal laboratorio di Microbiologia dell'Azienda ospedaliera

Giovedì 16 Giugno 2022 di Alberto Degan
Vaiolo delle scimmie, incontri hot organizzati in chat: così Padova è diventata il focolaio più grande d'Italia

Scatta l'allerta per il vaiolo delle scimmie. Padova registra il cluster più grande d'Italia, con quattro casi accertati e altrettanti sospetti. Ieri, 15 giugno, nella sede dell'Ulss 6 in via Scrovegni, il dottor Luca Sbrogiò, direttore del Dipartimento di prevenzione, ha fatto il quadro della diffusione del poxvirus delle scimmie. «In Italia secondo quanto riferito dal Ministero della Salute, ci sono in totale una cinquantina di positività - spiega -. Ad oggi, quello di Padova, è il focolaio epidemico più rilevante a livello nazionale legato ad un'unica catena epidemiologica. Un individuo proveniente dalla Spagna ha avuto modo di contagiare altre quattro persone nella città di Padova, queste hanno poi avuto contatti intimi con altre quattro persone che, per una questione di anonimato nel rapporto, non siamo stati in grado di tracciare».

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LE CHAT D'INCONTRI
Secondo quanto spiega Sbrogiò questi contatti sarebbero avvenuti attraverso chat d'incontri anonime, nelle quali vengono utilizzati pseudonimi per celare l'identità dei partecipanti. Finora sono stati quattro i giovani maschi residenti nel padovano presi in carico dal reparto di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliera per tutti i controlli e trattamenti del caso. Il ragazzo di origini spagnole, da cui è partito il contagio, è stato il primo a ricevere la diagnosi di vaiolo delle scimmie nel suo Paese d'origine. Era giunto a Padova a fine maggio per una breve vacanza e ora si trova a casa in Spagna. Tutti e quattro i ragazzi contagiati a Padova, e ricoverati agli infettivi, sono stati dimessi. Nessuno di loro è mai stato in pericolo di vita o in condizioni preoccupanti.

L'INVITO ALLA PRUDENZA
«Il focolaio si chiuderà rapidamente se la popolazione avrà l'accortezza di mantenere dei comportamenti più attenti - aggiunge Sbrogiò -. Al momento stiamo aspettando indicazioni ministeriali per quanto riguarda il vaccino, che sarà di terza generazione, specifico per il vaiolo delle scimmie. Sarà somministrato tendenzialmente a categorie a rischio e a soggetti post esposizione per aiutare la risposta immunitaria». Secondo gli esperti, le persone positive al vaiolo e con sintomi è necessario che entrino in quarantena. Per i contatti stretti, quindi i casi sospetti, è sufficiente auto-sorveglianza per 21 giorni: che si traduce in misurazione della febbre due volte al giorno e controllo della pelle alla ricerca di eventuali pustole. Le persone in auto-sorveglianza, inoltre, ricevono chiamate giornaliere da parte dell'Ulss 6 per avere aggiornamenti sul loro status. I sintomi accusati sono febbre, spossatezza, dolore muscolare e ingrossamento dei linfonodi. Oltre a eruzioni cutanee, soprattutto nelle zone intime, pruriginose. A seguito della caduta delle crosticine delle pustole, il paziente viene considerato guarito.

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IL TRACCIAMENTO
«Stiamo facendo il nostro lavoro di contact tracing - conclude Sbrogiò -. Per noi è un grosso problema individuare questi potenziali quattro contatti ignoti, ma stiamo cercando di applicare delle metodologie alternative per rintracciarli il prima possibile. Il messaggio generale che vogliamo comunicare è quello di mantenere la massima prudenza nel rapporto con persone sconosciute e di contattare tempestivamente le autorità sanitarie nel caso emergano i sintomi del vaiolo». Le diagnosi di vaiolo delle scimmie sono state accertate dal laboratorio di Microbiologia dell'Azienda ospedaliera, punto di riferimento in Veneto assieme al Negrar di Treviso.

 

Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA