Natalie Portman sbanca Venezia: «La mia fragile popstar nell'America violenta»

di Titta Fiore

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VENEZIA - Non sarà facile per la giuria guidata da Guillermo Del Toro assegnare la Coppa Volpi alla migliore attrice, le performance da premio sono tante e anche in un film meno riuscito di altri come «Vox Lux» di Brady Corbet, accolto dalla stampa con parecchi dissensi, un talento come quello di Natalie Portman fa comunque la differenza. Per lei solo applausi sul tappeto rosso e alla proiezione di gala. La diva israelo-americana, premio Oscar nel 2010 per il film «Il cigno nero» nel ruolo di una ballerina classica mentalmente instabile, torna quest'anno alla Mostra nei panni di una popstar adorata dalle fan come Madonna o Selena Gomez, ma altrettanto squilibrata. Sul suo passato di adolescente pesa l'incubo di una carneficina a scuola feroce quanto quella di Columbine e le conseguenze dello shock post-traumatico che la spingono a comportamenti svalvolati. Ma Celeste, così si chiama il personaggio, non è il mostro che appare nei rapporti con la figlia ragazza e la sorella-badante: «È il frutto delle contraddizioni del suo tempo, attraversa un secolo segnato dal male. Non la giudico per le sue debolezze, ho cercato di capirla».
 

Sullo sfondo di un romanzo di formazione, che il regista paragona a una favola «ansiogena», irrompono infatti le vicende più tragiche dell'ultimo ventennio: le stragi nei college, l'attentato alle Torri Gemelle, un attacco di terroristi mascherati contro bagnanti inermi. È stato proprio il tema della perdita dell'innocenza, di una singola persona o di una comunità, a rendere la sceneggiatura interessante agli occhi della diva: «Vengo da un Paese in cui la violenza fa parte della vita quotidiana e all'università ne ho studiato gli effetti sulla psicologia delle masse. Ma negli Stati Uniti, dove vivo, il clima è quasi da guerra civile e portare i bambini a scuola fa paura». Si può dire, allora, che «Vox Lux» si schiera contro la vendita delle armi? «Non è esatto, nel film non c'è un messaggio, c'è piuttosto il ritratto della società contemporanea, il racconto dell'intreccio perverso tra cultura pop, violenza e spettacolo».
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Mercoledì 5 Settembre 2018, 10:00
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