Venezia ai piedi di Julie Andrews, il ruggito di Mary Poppins

Martedì 3 Settembre 2019 di Titta Fiore
VENEZIA - Tutti insieme appassionatamente per applaudire Julie Andrews sulle note di «Supercalifragilisticespiralidoso». Una standing ovation accoglie l'attrice, Mary Poppins per sempre, festeggiata con il Leone d'oro alla carriera. «Ancora mi meraviglio, ho potuto recitare in ruoli bellissimi, sono stata una ragazza fortunata». Grandi perle alle orecchie, tailleur acquamarina e un sorriso speciale per Luca Guadagnino, che le dedica un'appassionata laudatio: «Quante cose sai di me, sono stupefatta, ma anch'io conosco molto bene il tuo cinema!».
 
Il regista di «Chiamami col tuo nome» la definisce «un'artista sovversiva che ha saputo ridisegnare costantemente la propria immagine nell'arco di tutta la carriera, ma anche un'eterna bambina capace di utilizzare il potere dell'immaginazione per nobili fini. Ragionando sul suo tempo, su chi è e su cosa rappresenta, Julie Andrews ha giocato con le aspettative, senza mai farsi trovare due volte nello stesso posto». E, dimostrando con un dettagliato excursus la profonda conoscenza della sua percorso da Oscar, la descrive come «un'icona del ventesimo e del ventunesimo secolo, che sa trasmettere una sorta di classicismo olimpico in ogni cosa che fa: ha rappresentato ai massimi livelli la recitazione, la danza, la musica, la scrittura e l'attivismo politico. La sue eleganza è diventata un valore assoluto: unica nella storia del cinema e assolutamente inimitabile».

Lei ricambia con altrettanto affetto. Ricevere un premio tanto prestigioso dalla Mostra la elettrizza: da bambina in Inghilterra, racconta, le piaceva cantare romanze in italiano: «Ero molto giovane e a malapena capivo le parole che stavo pronunciando, ma il suono mi affascinava moltissimo». A suo parere, la Mostra oggi «è il primo festival al mondo, guardando alla selezione di quest'anno mi rendo conto ancora una volta di quanto sia grande il potere di unire del cinema». E prima che le luci si spengano sulle immagini di «Victor Victoria», uno dei capolavori che l'hanno vista protagonista con la regia di suo marito Blake Edwards, l'attrice dedica un pensiero e un ringraziamento anche ai giovani talenti emergenti: «Chiedo loro di rimanere fedeli ai loro sogni e alle loro visioni, in questo modo le gratificazioni professionali saranno incomparabili. E ringrazio i pubblici di tutto il mondo, con la passione per il cinema rendono ancora possibile tutto questo. Il loro sostegno tiene viva la luce dello schermo».

Tra i giovani divi, Timothée Chalamet occupa un posto di primo piano. Al Lido l'attore che è stato candidato all'Oscar con Guadagnino ha accompagnato «The King», il film diretto da David Michod e prodotto da Netflix che si vedrà prima in sala in una data da definire e poi dal 1 novembre sulla piattaforma streaming. Nella storia shakespeariana interpreta un fragile e coraggioso Enrico V. «Volevo raccontare la personalità del buon principe Hal, un ragazzo obbligato a confrontarsi con il peso della propria discendenza regale. È stato bello interpretare un uomo che non crede nello scontro fisico, nella battaglia cruenta ma predilige la mediazione, in un'epoca di mascolinità tossica». Centrale, nella narrazione, sarà proprio la battaglia in campo aperto sulla strada per Calais nel 1415: un combattimento girato in due settimane e mezzo in Ungheria con riprese realistiche e molto potenti. «La scena nel fango è stata davvero dura per il peso delle armature e per il gran caldo. Sul set c'erano settanta cavalli per una coreografia studiata in ogni dettaglio. A un certo punto ho creduto che in quel fango ci sarei annegato. La cosa più bella di questo film è che mette in campo dei giovani per interpretare personaggi di peso affidati nel passato ad attori adulti. Storicamente, era la scelta più giusta da fare».

Nessun confronto con i mattatori Laurence Olivier e Kenneth Branagh che hanno recitato in precedenza nel ruolo: «Non ho visto quei film, non volevo essere distratto dalla mia lettura della personalità di Enrico V. Penso di aver capito il personaggio, m'interessava mettere in risalto la modernità della sua concezione del buon governo. L'eroe del film non è un gladiatore, mi piaceva sottolineare il suo equilibrio e la sua umanità». Tra gli attori preferiti cita Heath Ledger, Philip Seymour Hoffman e soprattutto Joaquin Phoenix: «Non vedo l'ora di vedere il suo Joker. E pensare che l'ho incontrato nella hall dell'albergo e non mi ha neppure salutato». Simpatico, sorridente, Chalamet ha una risposta per tutto. Ma non una parola sulla polemica con Woody Allen che lo ha diretto in «Rainy day in New York». Su questo, dicono, meglio non chiedere. © RIPRODUZIONE RISERVATA