Tarantino, il ritorno:
è il re di Cannes

di Titta Fiore

0
  • 10
Cannes. Benvenuti nella Città degli angeli, dove la vita ha i colori saturi dei film e anche i peggiori incubi riservano inaspettati colpi di scena. Benvenuti nel grande cinema dei tempi d'oro, con lo schermo gigante, la musica a palla, le ricostruzioni minuziose degli ambienti e dei costumi, l'ironia e la grazia della scrittura. Benvenuti nella favola di Hollywood, che t'incanta anche quando non parla d'amore e di pretty woman.
 


Si sapeva che il nuovo film di Quentin Tarantino sarebbe stato un omaggio al cinema degli anni Sessanta e Settanta, alle atmosfere di un'epoca in cui tutto sembrava possibile e a portata di mano, leggera come le minigonne delle figlie dei fiori e libera come la musica di Woodstock. Ma «c'era una volta... a Hollywood», che il regista ha presentato ieri a Cannes in anteprima mondiale con i suoi attori stellari Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie, facendo impazzire la Croisette, è molto di più di un semplice omaggio, è un atto d'amore per un'arte che colpisce al cuore e lascia un segno indelebile anche quando cambia pelle, è un viaggio nei generi e nelle passioni di un cineasta che si è nutrito dei classici e dei B movie rimaneggiati con le armi della nostalgia e guardati oggi con l'inevitabile distanza dell'età adulta. Viste le trovate, le tante citazioni e le sorprese, soprattutto nella parte finale, si capisce che Tarantino tema lo spoiler, tanto da aver fatto precedere ogni proiezione da una supplica a non rivelare particolari capaci «di togliere freschezza» al racconto. Al centro della storia un attore di western in disarmo, Rick Dalton-DiCaprio, e la sua controfigura Cliff Booth-Brad Pitt. Sfrontati e bravissimi. Insieme ne hanno passate di tutti i colori, ma il vento cambia, e l'attore si sente avviato precocemente e ingiustamente sul viale del tramonto.
La decisione del suo produttore Al Pacino, un altro mito al lavoro, di toglierselo dai piedi spedendolo a Roma sul set di Sergio Corbucci, «il secondo miglior regista di spaghetti western», è un colpo mortale per il suo orgoglio. Corbucci, chi?, scherza Tarantino, che ha amato alla follia i suoi film e lo considera un maestro, con Sergio Leone, citato nel titolo, e Antonio Margheriti, Ma tant'è.


CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Mercoledì 22 Maggio 2019, 09:52 - Ultimo aggiornamento: 22-05-2019 09:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP