David di Donatello, Napoli fa il pieno di nomination

Mercoledì 19 Febbraio 2020 di Titta Fiore

«Il traditore» fa il pieno di candidature, ben 18, ma anche il cinema napoletano, fatto da autori e attori napoletani, girato e realizzato a Napoli, recita una parte di primo piano nelle cinquine dei David di Donatello annunciate ieri, consolidando il trend positivo degli ultimi anni. Tra i film più votati, infatti, c'è «Martin Eden» di Pietro Marcello, con undici nomination, «5 è il numero perfetto» di Igort, con nove, «Il sindaco del rione Sanità» di Mario Martone con quattro, «La paranza dei bambini» di Claudio Giovannesi con tre, «L'immortale» di Marco D'Amore con una. E, tra i documentari, ecco «Citizen Rosi», realizzato dalla figlia del grande regista, Carolina, con Didi Gnocchi, e «Selfie» di Agostino Ferrente.

La doppia cinquina del miglior film e della migliore regia rispecchia, nella varietà dei titoli in gara, la ritrovata vivacità del cinema italiano, che nell'ultima stagione ha fatto finalmente segnare un sensibile incremento degli incassi rispetto agli anni di magra: accanto al film di Bellocchio su Tommaso Buscetta (già indicato senza fortuna all'Oscar), all'originale riscrittura del classico di Jack London fatta da Pietro Marcello e all'action drama di Giovannesi sulle baby gang napoletane tratto da Saviano, figurano infatti «Il primo re» di Matteo Rovere, inusuale e coraggiosa storia della fondazione di Roma recitata in protolatino, e il «Pinocchio» neoneorealistico e raffinato di Matteo Garrone. Igort e D'Amore, invece, concorrono tra i registi esordienti insieme con Phaim Bhuiyan di «Bangla», Leonardo D'Agostini con «Il campione» e Carlo Sironi con «Sole». Completano la rosa dei film con il maggior numero di candidature «Il primo re» e «Pinocchio» con quindici, poi «Suspiria» di Luca Guadagnino, con sei, «La dea fortuna» di Ferzan Ozpetek e «Bangla» (oltre al già citato «Sindaco» di Martone) con quattro ciascuno.

Tra gli attori Toni Servillo e Francesco Di Leva dovranno vedersela con Alessandro Borghi, Pierfrancesco Favino e Luca Marinelli «naturalizzato» napoletano per «Martin Eden». In corsa tra le attrici Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca, Isabella Ragonese, Linda Caridi, Lunetta Savino. Nella categoria non protagoniste torna Valeria Golino, in concorso, tra le altre, con Anna Ferzetti e Alida Baldari Calabria. Carlo Buccirosso e Roberto Benigni si sfidano invece tra i non protagonisti.

Come è già successo agli Oscar, anche ai David latitano le autrici. «Non avere donne in gara nelle categorie maggiori del miglior film e della migliore regia è una constatazione evidente» dice Piera Detassis, presidente e direttore artistico del premio arrivato alla 65esima edizione. «Non credo sia colpa dei David, facciamo di tutto per riequilibrare le quote, ma c'è da fare un profondo lavoro a livello produttivo per cambiare le cose». Per il direttore di Raiuno che ospiterà la serata dei premi, il 3 aprile in prima serata con la conduzione di Carlo Conti, i David sono senz'altro i nostri Oscar e, come il Sanremo che si è appena concluso, hanno il merito di «riflettere la storia del Paese».

Già assegnati alla prima votazione il riconoscimento per il miglior film straniero, che va al protagonista assoluto di questa stagione, «Parasite» di Bong Joon-ho, reduce dal trionfo hollywoodiano; e il premio per il miglior cortometraggio, vinto da «Inverno» di Giulio Mastromauro. Tra le curiosità, la candidatura del vincitore del festival di Sanremo, Diodato, per la canzone originale con il brano «Che vita meravigliosa» in «La dea fortuna». Felice per il record di nomination Marco Bellocchio: «Sarei uno sciocco se non ne fossi sinceramente soddisfatto» dice il regista, «soprattutto per le candidature dei miei tanti collaboratori di cui si riconosce il merito. Abbiamo lavorato tutti con entusiasmo e onestà, il fatto che sia stato apprezzato è un ulteriore stimolo ad andare avanti con il nostro lavoro». 

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