Arturo Muselli conquista Giffoni: «Da Gomorra al teatro con Ozpetek»

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Niente tatuaggi, niente capelli rasati, niente aria da boss come in Gomorra ma baffetti anni '40 e un cappello nero di paglia come il pubblico lo vedrà ne La Terra Promessa a incorniciare due occhi azzurri che scrutano l'interlocutore e non stanno mai fermi. Al festival di Giffoni è arrivato Arturo Muselli, 36enne attore, regista e fotografo, sulle scene come lui stesso racconta all'Ansa da quando aveva 16 anni fino alla consacrazione televisiva nel ruolo del boss Sangue Blu in Gomorra. Passando per ruoli in film come Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino e La tenerezza di Gianni Amelio e in molte serie tv (da La Squadra a Carabinieri, da Un posto al sole a Provaci ancora Prof.).

«Una grandissima esperienza quella della fiction di Sky - spiega - che non vedo l'ora di ricominciare nella nuova stagione. Ma sto lavorando anche su altre cose. Adesso ad esempio vengo direttamente dalla Romania, dove stiamo girando La terra promessa di Ricky Tognazzi con Luisa Ranieri. Non voglio svelare al pubblico il mio ruolo esatto per aumentare la curiosità. Posso dire che l'ambientazione e i costumi sono così diversi che quasi non mi sono riconosciuto quando mi sono rivisto».

Ma nel futuro di Muselli c'è anche Ozpetek. «Sarò anche nella versione teatrale di Mine Vaganti nel ruolo che al cinema fu di Riccardo Scamarcio. Sono molto felice di ritornare al teatro anche se io in verità non l'ho mai lasciato. Però devo dire che non ho cominciato con il teatro tradizionale ma con quello sperimentale ad esempio di Strindberg. Mi ricordo il mio primo spettacolo era dentro una cripta...». Muselli, che grazie all'insistenza dei genitori si è anche laureato («avevano paura che fare l'attore come volevo io non fosse troppo sicuro, ma poi gli studi mi sono serviti») e che ha fatto anche una lunga esperienza di educatore teatrale volontario dentro al carcere minorile di Nisida, racconta come si prepara ad affrontare un nuovo personaggio. «Cerco di essere molto metodico e ordinato. Ho studiato a Londra - spiega - e gli inglesi si danno molte regole. Insomma quando bisogna fare la pasta - dice da buon napoletano - prima bisogna far bollire l'acqua. Devo capire dove acchiappare il personaggio, liberandomi dai cliché e dalle cose già viste altrimenti mi annoio e propongo cose vecchie. Non è un discorso di presunzione, è un discorso di muovere delle cose e capire quale metodo studiato si può adagiare meglio su un personaggio. Non mi piace riconoscere me stesso in un personaggio che interpreto, io non credo di essere molto interessante per il pubblico. Mi metto al servizio del personaggio. È l'atteggiamento meno vanitoso e più onesto».

Su Giffoni Muselli si entusiasma: «Sono molto contento di essere qui, ho già visto i ragazzi, è un festival unico. Basta guardare un pò di video in rete, ci sono tanti tanti sorrisi. Anche se so che ogni anno a un certo punto piove, è come se ci fosse sempre il sole. Sono convinto che potrebbero farlo anche a dicembre ma è una manifestazione che ha il sole dentro perché si nutre dell'energia di chi è qui».
Venerdì 26 Luglio 2019, 19:27
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