Addio a Corrado Sfogli, l'​anima della Nuova Compagnia di Canto Popolare

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Federico Vacalebre
NCCP
Dopo Joe Amoruso se n'è andato anche Corrado Sfogli, poche ore fa, nella sua casa di Caserta, a 69 anni. Hai voglia a dire che stavano male, l'assenza rimane un assedio, soprattutto in questi giorni di clausura collettiva. Il tastierista era stato colpito due anni fa da emorragia cerebrale, il chitarrista e direttore artistico della Nuova Compagnia di Canto Popolare lottava da tempo contro un tumore al rene, poi le metastasi alla colonna vertebrale gli avevano lasciato poco tempo. Il tempo di sposare finalmente, il 28 dicembre 2018, l'amata Fausta Vetere, compagna d'arte e di vita, a 41 anni dal tour di quella «Gatta Cenerentola» che vide sbocciare il loro amore. Il tempo di qualche concerto, di un ultimo disco-testamento, «Napoli 1534», in cui, quasi a lasciare gli ultimi segni, aveva firmato due canzoni e anche le note introduttive, nel dialetto dell'epoca.

Allievo del grande Eduardo Caliendo, era entrato nel 1976 nel gruppo formato dieci anni prima da Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Roberto De Simone e Giovanni Mauriello ai quali si erano intanto aggiunti Peppe Barra, Patrizia Schettino, Patrizio Trampetti, Vetere e Nunzio Areni. 

«La Gatta Cenerentola» aveva trasformato il successo discografico e live in teatrale, Bennato e D'Angiò decisero il divorzio da De Simone, Sfogli da allora ha guidato con saggezza e creatività il gruppo prima in anni di transizione, in cui il folk non trovava più posto ma l'ensemble girava il mondo, poi, negli anni Novanta della world music, l'ha indirizzato verso contaminazioni coerenti con le radici popolari del gruppo. La formazione, ormai centrata attorno alla coppia Fausta e Corrado, vedrà le new entry di Gianni Lamagna, Pasquale Ziccardi, Michele Signore, Carmine Bruno...

Nel 1992 la Nccp vince il Premio della critica a Sanremo con la vivianea «Pe’ dispietto» e pubblica «Medina», poi arriva «Tzigari» del ‘95 con un ritorno ai suoni acustici, come testimonia un live dell’anno dopo. Nel 1998 per lanciare «Pesce d’‘o mare» sono di nuovo all'Ariston, nel disco spuntano Angelo Branduardi, Zulù e Marcello Colasurdo.Un tour con i 99 Posse, poi, siamo negli anni Duemila, gli album «La voce del grano» e «Candelora», i concerti del 2015 con Tullio De Piscopo, il doppio «In buona compagnia» per i loro 50 anni di carriera, ritrovando almeno per una volta Eugenio Bennato, Patrizio Trampetti e Carlo D’Angiò (scomparso proprio in quel 2016), un tour con gli Osanna.

Sfogli suonava la chitarra, e tanti altri strumenti a sei corde, con quella delicata forza che Caliendo gli aveva insegnato, con il rigore del concertista classico, ma anche con il tocco ritmico di chi aveva accompagnato, senza distacco, centinaia di tarantelle, tammurriate e ritmi profani. Al concerto romano di lancio dell'ultimo disco era stanco, aveva posato seduto per le foto, aveva chiesto un aiuto, persino l'amato strumento gli pesava. 

Vicino a lui, al momento della morte, l'amata Fausta Vetere, senza parole come tutto il resto della band e l'intera comunità musicale napoletana, avvilità anche perché - siamo in tempo di Covid 19 - non ci sarà funerale, ma, lo ripetono tutti, bisognerà trovare un modo per dirgli addio, per salutarlo, per lasciarlo andare.

Ciao, Corrado, ciao.Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA