Maneskin, moderni romani: la prima band italiana a scalare la hit inglese

Domenica 20 Giugno 2021 di Mario Ajello
Maneskin, moderni romani: prima band italiana a scalare la hit inglese

Non sono uguali a nessuno, proprio come Roma. Non scimmiottano ma spaccano, proprio come Roma. Non parlano al proprio ombelico, ma al mondo, proprio come Roma. Hanno i «Lividi sui gomiti» (titolo di una delle loro canzoni più forti, inno al coraggio e alla sfrontatezza di chi ha le idee), proprio come Roma. Esageriamo nel dire che i Måneskin sono l'incarnazione della romanità 2.0, di quel senso nuovo della sfida e della potenza - sonora in questo caso - di una città anzi di una civiltà capace di riproporsi sul palcoscenico internazionale e di vincere perché migliore?

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Nessuna esagerazione e una serie di fatti: svettano in tutte le classifiche i Måneskin, sono settimi con I Wanna Be Your Slave nella top ten inglese - non è mai accaduto per un gruppo italiano scalare quell'empireo - e dopo Olivia Rodrigo e prima di The Weekend sono i più ascoltati nel mondo. Ci sono i giovani che fanno la lagna, con o senza la chitarretta; quelli che aspirano al reddito di cittadinanza; quelli che sperano nell'aiuto sempre più impossibile di mamma e papà; quelli che si danno pose profondiste e intellettualoidi per nascondere il niente che hanno da dire o da cantare. E poi ci sono i Måneskin.

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Gente che sa stare al mondo perché ha imparato a vederlo cominciando come artisti di strada all'inizio del 2017, quando suonavano a via del Corso. Ragazzi che non hanno niente da chiedere, e si impongono perché ci sanno fare. Tutte le loro strade sono partite da Roma e dev'essere anche questa forza primigenia - di nuovi romani con millenni alle spalle - ad averli spinti alla vittoria a Eurovision, a mandare in estasi il New York Times, a venire celebrati da una famosissima influencer - Abby Roberts, 16 milioni di follower - in un video in cui lei canta in italiano Zitti e buoni.

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LO SPIRITO
E tanti altri influencer da un angolo all'altro del pianeta sono pazzi di Damiano, imperatore a torso nudo del nuovo modo di essere romani che seduce e affascina. Ma questa città non era la decadenza senza fine? Non era ferma nella contemplazione, come diceva James Joyce, del cadavere del proprio passato ricoperto di polvere nella cantina di casa? Macché, Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan, eternamente post-liceali di Monteverde, sono il ritmo pulsante della riscossa di uno spirito, lo spirito di Roma, che sa produrre grandezza. E quando lo fa, uscendo dalla nicchia che culla e ammorba, lo sa fare con uno slancio di sana ambizione, di carattere con la C maiuscola, di lucidità anche industriale. Non è mica vero che l'industria è solo Milano. Anzi, i Måneskin hanno saputo prendersi X Factor a Milano (arrivati secondi ma veri trionfatori), per volare dappertutto. Da Roma hanno conquistato il Nord e via così. Ed è tanto vero, nel caso loro, che in hoc signo vinces che non hanno bisogno di affidarsi all'omologazione commerciale - quella che sarebbe scaturita affidandosi al manager planetario dei One Direction ma non se ne farà niente - per raggiungere altre vette.


La consapevolezza nei propri mezzi è il mezzo che rende speciali questi nuovi romani. E chissà che il modello Måneskin non diventi virale, in questa Capitale che può tornare ad essere Caput Mundi, anche fuori dal rock. Basta essere intraprendenti, originali, stare fuori dagli schemi e mettersi in gioco: il made in Rome può rilanciarsi così. Come Damiano, Victoria e gli altri stanno dimostrando. La sicurezza e la consapevolezza di sé con cui stanno sul palcoscenico - ora tra Berlino e Amsterdam nel tour europeo spopolano - può derivargli da quell'attitudine spettacolare che è connaturata a una città-teatro del mondo qual è la nostra. Loro rappresentano, in musica, la Roma is back. Ma oltre la musica ci può essere tanto altro.

 


 

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