Petrella: «Vi porto dietro le quinte
di Vorrei ma non posto»

Giovedì 29 Settembre 2016 di Federico Vacalebre
Petrella: «Vi porto dietro le quinte di Vorrei ma non posto»

 Ieri «Vorrei ma non posto» ha superato le centomila visualizzazioni su YouTube. «Uanm ro' priatorio», ha commentato su Facebook Davide Petrella, ricordando poi il suo ruolo nell'affaire: «Mi sono molto divertito a lavorare a questa canzone, ho imparato tante cose nuove e incontrato tanta gente cazzuta. Scrivere aiuta a scrivere». Già, perché il ragazzo partito da Marano, già leader delle Strisce e già coautore con Cesare Cremonini di «Logico#1» e «Io e Anna», ha firmato il tormentone dell'estate con i due rapper.


Proviamo ad andare dietro le quinte del brano, Davide? Com'è iniziato il progetto? E quando e come ci sei finito dentro?

«Da un po' di tempo a questa parte sembra che la mia scrittura piaccia a tutti, vabbè diciamo a tanti, dai produttori come alle radio. Sono diventato un autore sotto contratto con la Universal Publishing, sto lavorando su qualche pezzo che dovrebbe finire in gara a Sanremo e l'incontro con J-Ax e Fedez è stato la ciliegina sulla torta di questo periodo più che brillante per me. Ma dietro quel successo ci sono anche altre due persone, Takagi e Ketra, producer con all'attivo già diversi hit, a partire da 'Nu juorno buono di Rocco Hunt».

Insomma, una vera e propria «factory».

«Sì, un continuo rimpallo di stimoli reciproci. A qualcuno il pezzo potrà non piacere, ma è innegabile che è il segno dell'anno, le cifre macinate sono pazzesche e continua ad andare forte».

Chi ha dato il «la»?

«Non saprei dirlo con esattezza, io ho incontrato prima i due produttori e poi le due voci. Credo che Fedez fosse ossessionato da questa idea del titolo, da questa frase semplice, orecchiabile, capace di riassumere lo spirito del tempo che tutti viviamo, in cui il cellulare è diventato un nostro naturale prolungamento».

E poi?

«Poi siamo andati avanti, io ho lavorato su melodia e versi, cercando di mettere a frutto il vero e proprio bombardamento di input che mi arrivavano dai due interpreti e dai beat che venivano preparati di volta in volta».

Poi, finalmente, sarà arrivato il primo ascolto. L'avete fatto insieme?

«Sì, mi hanno invitato negli studi della Newtopia, l'etichetta discografica, ma non solo, che J-Ax e Fedez hanno messo in piedi: una botta di energia incredibile, la consapevolezza di aver messo mano a qualcosa che la gente avrebbe fatto presto sua. Il segreto del pop, del mainstream è inafferabile. E ricordo la pelle d'oca dell'ex Articolo 31 a quel primo ascolto: era davvero emozionato come noi, la carriera, i successi, non hanno intaccato la sua fame di vita».

Come cambia la vita un successo di questa portata a un ragazzo partito da Marano per fare rock?

«Non so quanto mi ha cambiato, di certo, come ho scritto stamane nel mio post, mi fa capire come il processo creativo oggi possa essere anche un momento collettivo, un brainstorming che coinvolge diverse professionalità. Ne sto facendo tesoro in quello che sarà il mio primo album solista, siamo alla fase dei missaggi».

Hai detto addio alle Strisce?

«No, diciamo che sono congelate: avvertivo forte il bisogno di sfogarmi, di tirare fuori quello che mi succede dentro, anche se ho dovuto difendere con i denti questa decina di canzoni, faccio gola più come autore che come cantautore. Fare rock all'inglese, ma cantato in italiano, come facevo con i miei compagni forse non ha più senso, vedremo: in questo disco ci sono le mie melodie, ma anche il rap, c'è Drake ma anche i Vampire Weekend. Anche con me c'è un producer niente male, il napoletano Mario Conte: è straordinario, secondo me è destinato a sfondare».

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