L'omaggio del nipote: «Nel mio film su Troisi, Massimo non è mai morto»

Mercoledì 16 Ottobre 2019 di Stefano Prestisimone
«Partiamo da un sogno, un bellissimo sogno: Massimo non è mai morto, ma si è solo ritirato dalle scene. E dopo anni di silenzio torna per lavorare a un nuovo progetto». Racconta il Troisi privato, quello della sua più importante storia d'amore, il film-omaggio diretto dal nipote, Stefano Veneruso, le cui riprese cominceranno il 28 ottobre a Napoli, con primo set a piazza San Domenico Maggiore e nello studio dello scultore Lello Esposito, grande amico dell'autore di «Ricomincio da tre».

Il titolo è «Da domani mi alzo tardi», così come il libro di Anna Pavignano da cui è tratto
e che la sceneggiatrice ed ex compagna dell'attore scrisse nel 2007. Una lunga gestazione per la difficoltà a trovare i fondi necessari, visto che il progetto è nato un po' di anni fa. Poi la decisione di girarlo tutto in inglese e di partire dal mercato americano visto che Veneruso ha vissuto per 20 anni negli States. «Ma anche perché, in verità, non ho molta fiducia nel mercato del cinema italiano», sottolinea lui, che ha fatto da aiuto regia a Scorsese, Mel Gibson e, da giovanissimo, a Radford nel «Postino». Da qui anche la scelta di attori madre lingua come John Lynch, irlandese, già visto in «Sliding doors», «Nel nome del padre», ma anche in serie tv internazionali come «The fall» e «Tin star», che interpreterà Troisi, mentre nel ruolo della Pavignano ci sarà Gabriella Pession, che è nata In Usa e parla correntemente l'inglese. Film non ad alto budget, parzialmente autoprodotto e realizzato anche grazie al contributo della Film Commission Regione Campania e di Rai Cinema Antenna. Sarà pronto in primavera.

 
Veneruso, partiamo dall'inizio: come è nata l'idea di questo film?
«È nata anni fa, quando lessi il libro della Pavignano. Ci vidi subito un film bellissimo, perché si raccontava un Massimo inedito, se pur riconoscibile. Non è una biografia, ma è molto di più perché raccontiamo un particolare della sua vita che poi ha avuto un peso enorme sul resto della sua carriera ed esistenza, ovvero il rapporto con Anna Pavignano. Si conobbero quando lei faceva la figurazione a No stop, avevano entrambi poco più di 20 anni. Insieme hanno fatto la rivoluzione con Ricomincio da tre e, pur lasciandosi, sono arrivati fino al Postino. Un rapporto sofferto ma anche pieno di gioia e soddisfazioni, stima e amicizia. Dentro c'è l'ironia, i momenti di riflessione, il dolore, e viene fuori il suo pensiero che è veramente universale».
Dettagli della trama?
«Massimo non è mai morto, ma ha preferito uscire di scena per molti anni, rifugiandosi negli Usa, che poi sono sempre stati la sua passione e che abbiamo ricreato qui per motivi di budget. Poi quando decide che forse val la pena di provare a rimettersi in gioco, ricontatta Anna e Gaetano Daniele, il suo storico produttore e amico. Così torna a Napoli e riscopre il sentimento d'amore che l'aveva legato all'arte ed alla compagna molti anni prima, che è sempre rimasto vivo, insieme a lui. Mentre cominciano a scrivere il soggetto, riaffiorano ricordi e flashback. E poi c'è una sorpresa finale davvero strepitosa».
La scelta di John Lynch?
«Innanzitutto è un attore meraviglioso, di caratura internazionale. Il suo nome me l'ha suggerito la Pession, che è stata la prima che ho scelto. Lui ha origini molisane da parte di madre, è una persona super, è venuto a Roma a vedere la mostra e lo spettacolo Troisi, poeta Massimo ed è entusiasta di far parte del progetto».
Colpisce la scelta di recitare in inglese.
«L'idea è di fare un film oltre Napoli e l'Italia, perché ciò di cui trattiamo, l'amore, il sentimento, è materia universale. Il film in fondo prescinde anche da Massimo. L'ho pensato come una produzione americana che decide di raccontare la vita di un attore italiano. Il film sarà doppiato per il cinema italiano, con la Pession che doppierà se stessa mentre per Lynch troveremo un doppiatore che abbia nella voce il colore napoletano e un po' il tono di Troisi, ma, sia chiaro, senza tentativi di imitazione».
L'uscita nelle sale italiane?
«Impossibile da dire, di sicuro dall'Italia non mi aspetto nulla. Qui al personaggio tv del momento danno 300 sale. Mi auguro di fare un percorso inverso, come per il mondo accadde al Postino. Non dimentichiamo che la commissione italiana che manda i film in lizza per gli Oscar, scelse L'America di Amelio. Il successo mondiale del Postino, non dipese dall'Italia ma dalla Miramax, che se ne innamorò e lo portò agli Oscar».
L'ultimo ricordo di zio Massimo?
«Eravamo a casa di mia madre, ovvero sua sorella Annamaria. Avevamo appena finito le riprese del Postino. Mamma preparò pasta e patate, che era il suo piatto preferito. Lui era molto sofferente e già da qualche settimana si era trasferito lì. Dopo pranzo andò a riposare e non si è più svegliato. Con me, l'ultimo giorno, prima di andar via da Cinecittà, volle farsi un giro completo degli studios, come se sentisse qualcosa. Di recente sono riuscito a recuperare tutte le immagini del backstage del Postino che avevo girato, materiale meraviglioso, commovente. E quello sarà il mio prossimo lavoro: un docufilm in cui ci sarà un Massimo ancor più indimenticabile».
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